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Sudan: proteste di piazza e reazione delle forze di sicurezza, Bashir contestato

    di  .  Scritto  il  27 Dicembre 2018  alle  9:49.

Diversi giornalisti stranieri e sudanesi sono stati colpiti in vario modo dalle autorità sudanesi in relazione alla copertura delle proteste che nell’ultima settimana hanno interessato Khartoum e altre città del Paese spingendo in piazza migliaia di manifestanti. Secondo fonti locali, ai giornalisti di Alaraby Tv è stato ordinato di lasciare il Paese, quelli di al-Jazeera sono stati minacciati, un giornalista locale è stato picchiato poco fuori la sua redazione, altri 15 sono stati arrestati.

Proteste di questo rilievo sono una novità per il Sudan e le motivazioni alla loro base sono economiche e politiche: si è partito dalla recente decisione del governo di aumentare i prezzi di pane e carburante, a richieste di dimissioni dello stesso presidente Omar Hassan al-Bashir.

Di fatto, nonostante la fine del regime di sanzioni imposto dagli Stati Uniti, il Sudan non è riuscito a rinnovare la propria economia fino a qualche anno fa legata allo sfruttamento dei giacimenti petroliferi ora in territorio sud sudanese. E c’è poi un contesto regionale e internazionale – e una vicinanza con i Paesi del Golfo – che non sembra aver portato allo stesso Bashir – ricercato dalla Corte penale internazionale per le questioni legate al Darfur – benefici in grado di cambiare la situazione.

Ad appesantire il clima la pesante reazione delle forze di sicurezza nei confronti di chi ha protestato con diversi morti e feriti, confermati anche da parte governativa. A differire sono i bilanci: per il governo i morti sono stati otto, per uno dei leader di opposizione, Sadiq al-Mahdi, 22, per Amnesty International 37.

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