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Centrafrica: violenze nell’est, si aggrava la situazione umanitaria

    di  .  Scritto  il  28 novembre 2018  alle  7:00.

“Bruciati come bestie”: ha usato queste parole l’arcivescovo di Bangui e cardinale Dieudonne Nzapalainga, per descrivere quanto visto personalmente ad Alindao, nell’est della Repubblica Centrafricana. I fatti risalgono allo scorso 14-15 novembre quando un gruppo di uomini armati ha attaccato un campo di sfollati gestito dalla Chiesa cattolica uccidendo almeno 60 persone, secondo un bilancio provvisorio fornito dall’Onu ma che potrebbe essere molto più pesante.

“Hanno bruciato, hanno bruciato bambini, anziani… fino a farli diventare cenere” ha raccontato il cardinale di fronte a dignitari cristiani e musulmani. “La gente ha perso tutto – ha raccontato – ho visto persone grattare la terra per raccogliere i semi di riso bruciati”.

A confrontarsi, secondo l’Onu, erano milizie cristiane note con il nome di anti-Balaka, e milizie musulmane dell’Unione per la pace in Centrafrica (Upc).

Nell’area erano presenti anche i caschi blu dell’Onu che però non sono intervenuti. Sia ad Alindao che a Batangafo (altro luogo dove sono state registrate violenze), secondo il racconto del prelato le forze Onu si sarebbero limitate al massimo a scattare fotografie.

Dalla caduta dell’ex presidente François Bozizé, nel 2013, il Centrafrica è precipitato in una spirale di caos generalizzato e il Paese sfugge al momento al controllo del governo centrale con diverse zone sotto l’influenza di milizie armate.

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