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Libia: Conferenza di Palermo, ancora tanta strada da fare per arrivare alla pace

    di  .  Scritto  il  14 novembre 2018  alle  7:00.

Giuseppe Conte e Ghassan Salamè concordi, a conclusione del vertice di Palermo, nel definire la conferenza sulla Libia un successo. Presentatisi assieme all’incontro con i giornalisti, sia il presidente del Consiglio italiano che l’inviato Onu per la Libia, si sono dichiarati estremamente soddisfatti dell’esito della due giorni. “Considero questa conferenza un successo. Palermo rappresenta una nuova e importantissima tappa per la stabilizzazione del Paese. Palermo è una pietra miliare nello sforzo comune per aiutare i nostri amici libici a trovare una via per il proprio futuro” è quanto ha sostenuto dinanzi ai cronisti l’inviato Onu.

Altrettanto ottimista il premier italiano: “Andiamo via da Palermo ma portiamo con noi il sentimento di fiducia con una prospettiva di stabilità per la Libia”. Ottimista sì ma anche concreto. “Sarebbe velleitario dire che abbiamo risolto tutti i problemi, ma è stato fatto un passo avanti nel percorso, e noi ci poniamo come facilitatori. Oggi sono state poste delle premesse importanti. Non si può considerare comunque questa conferenza una ‘photo opportunity’. Anzi, abbiamo voluto offrire un reale contributo al programma dell’Onu sul Paese”.

“L’Italia – ha poi aggiunto Conte – non intende rivendicare alcuna leadership sul piano economico, politico o altro. Siamo comunque disponibili a valutare tutte le forme di aiuto e cooperazione che si potranno sviluppare in futuro, anche economica. Di sicuro con la conferenza l’Italia ha reso un servizio anche all’Europa”.

Sul vertice restano comunque delle ombre per via dell’atteggiamento piuttosto freddo del generale Khalifa Haftar, e la rottura con i turchi sfociata nell’abbandono dei lavori da parte della delegazione inviata da Ankara.

“Mi è dispiaciuto che la Turchia abbia lasciato il vertice – ha affermato il premier italiano – ma posso assicurare che la loro decisione non è stata presa nei confronti dell’Italia. E’ ovvio che quando ci sono 30 paesi partecipanti si possa registrare qualche fibrillazione”.

Sulla paventata e minacciata assenza di Haftar, Conte ha sottolineato di essere stato certo, fino all’ultimo minuto, dell’arrivo a Palermo del federmaresciallo. “Quando l’ho incontrato a Roma mi aveva dato la sua parola d’onore che sarebbe venuto a questa conferenza. Haftar è una persona d’onore perciò non ho mai avuto dubbi della sua presenza”. Inevitabile un passaggio sul fenomeno migratorio. Dalla stabilità del Paese dipende anche la partenza di migranti verso le coste europee. “In Libia ci sono 700 mila migranti irregolari sul territorio e diverse migliaia sono nei centri di detenzione – ha dichiarato il rappresentante speciale all’Onu per la Libia, Ghassan Salamè -. La soluzione prospettata è che il flusso debba calare, anche se è già diminuito quello dal sud perché molti si sentono scoraggiati dalla pericolosità del viaggio”.

Conte però si è affrettato a spiegare che il tema immigrazione non è stato al centro dei lavori: “La sensibilità dell’Italia non può essere riassumibile nell’affrontare il problema dell’immigrazione. E’ ovvio che dalla stabilizzazione del Paese ci attendiamo che possa derivare una più facile regolarizzazione e gestione dei flussi migratori, come allo stesso modo un più efficace contrasto alla minaccia terroristica”.

Conte infine non ha voluto sbilanciarsi sui futuri investimenti economici italiani in Libia, annunciando comunque la volontà di contribuire, con un finanziamento di 1,5 milioni di euro, per finanziare le elezioni che si svolgeranno la prossima primavera. [GT]

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