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I social e il far west dell’informazione vera o presunta, e Londra pensa di intervenire

    di  .  Scritto  il  30 luglio 2018  alle  7:00.

Stanno girando così tante false notizie (fake news) che gli utenti dei social hanno sempre più difficoltà a distinguere tra il verso e il falso. A tal punto, che a Londra stanno cominciando a pensare a regolamenti e normative che mettano ordine in quello che ormai è a tutti gli effetti una sorta di ‘selvaggio west’.

A sostenere che è tempo di fare qualcosa è stata la Commissione parlamentare dedicata al settore digitale secondo cui un primo passo è quello di rendere obbligatoria un ‘digital imprint’ che chiarisca per esempio la posizione politica occupata nel caso in cui si tratti di informazione elettorale.

La posizione assunta dalla Commissione segue lo scandalo di Cambridge Analytica, scoppiato nei mesi scorsi, e che secondo alcuni osservatori avrebbe pesantemente influito sul referendum con cui la Gran Bretagna ha deciso di lasciare l’Unione Europea.

Lo scandalo, ancora da chiarire, ha visto investimenti milionari sulla campagna non ufficiale Leave.eu fatti da un imprenditore considerato molto vicino alla Russia.

Secondo la commissione parlamentare britannica, gli studi condotti hanno mostrato che la gente tende a informarsi sempre di più attraverso i social piuttosto che attraverso forme tradizionali di informazione. La gente, secondo la commissione, tende a dare fiducia a quanto legge sui media perché si fida dei propri amici (attraverso cui si propaga una informazione, vera o falsa). È a questo punto che attori con interessi in gioco entrano in campo, mettendo in circolo attraverso Facebook o Twitter ‘fake news’, nella forma di satira, di parodia, di immagini falsificate o di propaganda, influenzando in questo modo miliardi di persone.

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