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Rep. dem. Congo: un nuovo codice minerario poco gradito alle multinazionali

    di  .  Scritto  il  13 giugno 2018  alle  7:00.

I regolamenti per implementare il nuovo codice minerario della Repubblica democratica del Congo sono stati firmati in legge senza subire nessuna modifica.

Ad anticiparlo è stata l’agenzia di stampa inglese Reuters, che ha dato la notizia nei giorni scorsi citando conversazioni con i consiglieri del primo ministro avvenute nel fine settimana.

Presentata lo scorso marzo, la nuova legge sul settore minerario di fatto prevede un raddoppio delle royalties che le aziende multinazionali devono al governo congolese per le loro attività.

La legge era stata accolta da numerose polemiche e obiezioni da parte delle aziende minerarie che avevano anche minacciato azioni legali.

Il ministro delle miniere Martin Kabwelulu aveva detto a Reuters venerdì scorso che non sarebbero state fatte concessioni all’industria mineraria.

In segno di protesta contro il nuovo codice, le principali aziende che operano nel potente settore minerario congolese, come la Randgold, la Glencore, la Ivanohe e altre ancora, sono uscite dalla FEC, la federazione delle imprese del Paese, equivalente a una ‘Confindustria’ locale.

La Repubblica Democratica del Congo ospita una vastissima ricchezza di minerali,  alcuni dei quali considerati strategici per alcune produzioni particolari. Tra questi c’è per esempio il cobalto, utilizzato per la costruzione delle batterie dei cellulari, la cui produzione nazionale copre il 60% del fabbisogno mondiale. Oltre a cobalto, la Rdc è ricca di oro, rame, diamanti, tantalio.

La gestione del settore, che potrebbe aver fatto del Congo uno dei Paesi più ricchi d’Africa, non ha finora avuto effetti benefici sul benessere della popolazione, ma solo per le stesse aziende, i politici e i partner locali.

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