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Le schermaglie tra Israele e Siria, e il rischio di un’espansione del conflitto

    di  .  Scritto  il  10 maggio 2018  alle  7:00.

Raid missilistici contro presunte postazioni iraniane in Siria hanno fatto da contorno alla decisione degli Stati Uniti di ritirarsi dall’accordo sul nucleare sottoscritto con Teheran solo qualche anno fa, insieme agli alleati europei. Il radi, accusano da Damasco, è partito da Israele che però non ha commentato.

Nel frattempo, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu è volato in Russia, alleato chiave di Damasco. L’impressione è che ancora una volta in questo quadrante mediorientale si stiano rimescolando le carte e che l’uscita degli Stati Uniti dall’accordo con l’Iran siano uno degli elementi da tenere in considerazione.

Di certo c’è che Israele, solo qualche giorno fa, ha alzato lo stato d’allerta delle sue truppe nelle alture del Golan – rivendicate dalla Siria che le ha perse nel conflitto del 1967 – e ordinato ai civili di preparare i bunker anti-bomba.

Diversi osservatori condivido la preoccupazione che dalle attuali schermaglie si possa facilmente passare a un conflitto aperto in cui potrebbero cadere non soltanto la Siria e Israele ma anche il Libano.

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