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Il caso dei turisti italiani e svizzeri sequestrati in Camerun, per il tour operator la storia è diversa

    di  .  Scritto  il  9 aprile 2018  alle  7:00.

Non è stato un sequestro, così come invece affermato dal governo camerunese, quello che ha coinvolto 12 turisti europei, cinque italiani e sette svizzeri, l’inizio della settimana scorsa.

A smentire la versione dal ministro della Comunicazione del Camerun Issa Tchiroma Bakary è l’associazione svizzera che ha organizzato il viaggio dei turisti, African Adventures.

Nella sua ricostruzione, il tour operator ha reso noto che “il 2 aprile 2018, durante lo svolgimento del nostro viaggio in Camerun, su un percorso aperto al traffico e regolarmente autorizzato dalle competenti autorità locali, siamo stati fermati da un gruppo di persone armate che ha effettuato un  controllo dei nostri documenti e veicoli”.

Secondo quel che viene reso noto, la trattativa ha consentito al gruppo di turisti di ottenere da parte degli uomini armati l’autorizzazione a proseguire il viaggio.

Tuttavia – prosegue la ricostruzione – “poco prima della nostra partenza, una pattuglia delle Forze speciali dell’esercito camerunense è arrivata sul luogo e ne è scaturito un breve ingaggio”.

In seguito, il gruppo di turisti è stato prima portato in una caserma dell’esercito e poi nella capitale Yaoundé, dove si è svolta la conferenza stampa in cui è le autorità camerunesi hanno dato conto del presunto sequestro e della successiva liberazione dei 12 europei.

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