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Stati Uniti, mea culpa del National Geographic per un passato razzista

    di  .  Scritto  il  14 marzo 2018  alle  6:00.

Il National Geographic, la rivista nota in tutto il mondo per i suoi reportage e le splendide fotografie, ha un passato razzista. Parola dello stesso editor della rivista, Susan Goldberg, secondo cui il suo giornale ha di fatto propagato “qualunque tipo di cliché”.

Goldberg è andata giù pesante con un editoriale intitolato ‘Per decenni, la nostra copertura è stata razzista’ in apertura di un numero dedicato ai 50 anni trascorsi dalla morte di Martin Luther King.

A lasciare senza parola Goldberg è stato il riesame di vecchi numeri della rivista tra cui uno dedicato agli aborigeni, definiti come “gli esseri umani con il più basso quoziente di intelligenza”.

Una tendenza rimasta tale, seppur mitigata fino agli ‘70. Fino a quegli anni, come sottolineato da John Edwin Mason, professore dell’Università della Virginia a cui è stato chiesto di esaminare il lavoro fatto dal National Geographic, la rivista è servita a rafforzare attitudini razziste grazie a una “grande autorevolezza”, per esempio ignorando gli americani di razza non bianca se non mostrandoli soltanto come lavoratori di basso livello.

A revisione di questo passato, il National Geographic di aprile si presenta con una copertina dedicata a due gemelle che danno un’idea immediata del mondo in cui viviamo oggi e che si va delineando.

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