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Egitto e Arabia Saudita sempre più vicine, tutti avvertiti

    di  .  Scritto  il  7 marzo 2018  alle  7:00.

Progetti infrastrutturali con tanti miliardi di dollari dietro e strette di mano che sanciscono un’alleanza considerata strategica da entrambi: il presidente egiziano Abdel-Fattah El-Sisi ha ricevuto il principe ereditario saudita Mohamed Bin Salman nella sua prima visita all’estero da quando ha assunto le funzioni di erede al trono.

Secondo molti osservatori si è trattato di una visita significativa perché riporta definitivamente sullo stesso binario i due Paesi, riannoda i legami economici, segna una serie di prospettive di sviluppo infrastrutturale (con il progetto Neom e le sue ricadute in Egitto) e fissa i paletti di una comune politica estera.

In questo ultimo senso, Riad e il Cairo faranno sempre più squadra in chiave anti-Iran e in chiave anti-turca. Lo stesso Salman lo ha detto d’altra parte a chiare lettere in interviste rilasciate a giornalisti che potevano chiedere di tutto (dalle riforme a Israele), lasciando in un cantuccio lo Yemen, terra di sfida diretta con l’Iran, e anche il Qatar, contro il quale – ha detto sempre Salman – si potrà applicare la stessa strategia applicata dagli Stati Uniti contro Cuba ovvero l’isolamento economico. E stesse posizioni sono risuonate nel comunicato congiunto rispetto ad altre due crisi regionali come quella siriana e quella libica.

Per l’Egitto che ha bisogno di capitali per far ripartire la sua economia e provvedere ai bisogni di una popolazione di quasi cento milioni di abitanti, l’Arabia Saudita rappresenta il paracadute ideale. Un paracadute che è anche sostegno politico per le sue controversie regionali: ne ha d’altra parte aperte sia con il Sudan che, soprattutto, con l’Etiopia che sta costruendo una diga sul Nilo molto contestata dal governo di Sisi. E sul Nilo Salman è stato netto: “Il regno afferma il pieno rispetto dei diritti dell’Egitto sulle acque del Nilo che rappresentano la linfa vitale del Paese, e invita tutti i Paesi a tenerne conto e a non mettere a rischio la sicurezza del Paese”. Per Sisi – di cui tutti danno per scontata la rielezione alle prossime elezioni – l’Arabia Saudita diventa così potente alleato da mettere in mostra alle prossime riunioni con Addis Abeba e Khartoum.

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