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Burkina Faso: rivendicazioni jihadiste e infiltrazioni nell’esercito dietro gli attacchi di Ouagadougou

    di  .  Scritto  il  5 marzo 2018  alle  11:20.

L’atmosfera è pesante nelle strade di Ouagadougou, la capitale burkinabè, in seguito agli attacchi  del 2 marzo contro l’ambasciata di Francia e contro la sede dello Stato maggiore delle forze armate. Barricate erette su ordine del sindaco, Armand Béouindé, richieste ai cittadini di sottoporsi ai controlli di sicurezza, e l’uccisione dalle  guardie di un individuo sospetto nella notte dal 3 al 4 marzo vicino al Palazzo presidenziale fanno percepire una tensione altissima nella capitale.  

Gli attacchi quasi simultanei di venerdì sono stati rivendicati da una coalizione jihadista, il Gruppo di sostegno all’Islam e ai musulmani (Gsim), di Iyad Ag Ghali, un tuareg maliano. Il gruppo afferma di aver voluto vendicare l’uccisione di alcuni suoi leader in un raid condotto dalle forze francesi nel Nord del Mali, due settimane fa.

Gli attacchi  hanno causato la morte di otto militari, di nove miliziani jihadisti e circa 80 feriti. L’indagine in corso  ha portato all’interrogatorio, ieri, di un presunto responsabile dell’attacco contro lo stato maggiore. Tra gli investigatori, c’è chi ipotizza complici in seno alle forze armate nazionali.

La Francia ha ribadito il suo sostegno alla lotta al terrorismo nel Sahel e alla forza G5 Sahel, il contingente che si sta creando per combattere l’insicurezza causata dai gruppi armati nella regione. Il Burkina Faso è uno dei cinque Paesi della regione a contribuire a questa forza panafricana.   Ouagadougou era già stata presa di mira da attacchi terroristici il 13 agosto 2017, con 19 morti in un caffè, e il 15 gennaio 2016 con 30 morti tra cui cinque europei e sei canadesi, in un attacco rivendicato da Al Qaeda nel Maghreb islamico.

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