Socialize

Cina: ucciso l’imam della più grande moschea del paese

    di  .  Scritto  il  1 agosto 2014  alle  6:00.

Jume Tahir, l’imam della più grande moschea della Cina, situata nella critica regione nord-occidentale dello Xinjiang, è stato ucciso da tre uomini, riferisce l’agenzia di notizie cinese Xinhua, secondo cui due degli assassini sarebbero stati uccisi da colpi sparati dalla polizia ed il terzo sarebbe stato arrestato.

Tahir, 70 anni, noto per le sue posizioni filo-governative e per essere un critico degli episodi di violenza dei gruppi separatisti e islamici che operano nello Xinjiang, era l’imam della moschea di Id Kah, nella città di Kashgar, centro storico e culturale dell’etnia uigur, di religione musulmana.

Il religioso è stato trovato ieri in una pozza di sangue, nei pressi della moschea.

Solo pochi giorni fa la stampa aveva riportato la morte di “decine di persone” in un altro attacco nella prefettura di Kashgar, dove dei gruppi armati hanno assaltato una stazione di polizia e diversi passanti in due villaggi vicini. Secondo le organizzazioni uiguri in esilio, alcuni di questi morti sarebbero avvenute per mano degli agenti di polizia mentre cercavano di difendersi.

Centinaia di persone sono morte in attentati che Pechino attribuisce ai terroristi e in scontri tra le autorità e i gruppi separatisti attivi nello Xinjiang, regione abitata da minoranze etniche di religione musulmana come gli uiguri.

La Cina accusa di questi episodi di violenza i gruppi jihadisti e quelli che vogliono la creazione di un Turkestan Orientale indipendente nello Xinjiang. Tra questi episodi, quello dello scorso 22 maggio che ha portato a 39 morti ed oltre 90 feriti in una tacco con auto-bomba in un mercato di Urumqi, capoluogo della regione.

→  Stampa articolo (o crea PDF)
→  Condividi o invia per e-mail

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *