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America latina: e con Michelle Bachelet in Cile fanno sei donne presidenti (e nessuna dittatrice)

    di  .  Scritto  il  12 marzo 2014  alle  6:00.

Con il ritorno della socialista Michelle Bachelet al palazzo de La Moneda, seppure per poche settimane l’America Latina segnerà il record di presenze al femminile ai più alti vertici dello Stato. Da ieri e fino a maggio, quattro donne governeranno allo stesso tempo la regione: con Michelle, l’argentina Cristina Fernández, la brasiliana Dilma Rousseff, la costaricana Laura Chinchilla, che attende l’esito del ballottaggio elettorale del 6 aprile per conoscere il nome del suo successore. Incluse queste ultime, nell’arco della storia sono state complessivamente sei le presidenti elette, ma molte di più quelle che si sono trovate, per alterne vicende, a reggere le sorti di una nazione.americalatinadilmabachelet

La prima donna latinoamericana eletta presidente fu, nel 1990, la nicaraguense Violeta Barrios, più nota come Violeta Chamorro, dal nome del marito, il giornalista Pedro Joaquín Chamorro, assassinato dalla dittatura somozista. Ma anni prima era stata l’Argentina a diventare il primo paese al mondo con una donna presidente, sebbene non eletta: vice presidente, quando morì il marito Juan Domingo Perón, nel 1974, Isabel Martínez, in base alla Costituzione, ne occupò il posto.

Anche l’attuale presidente argentina è stata sposata con un presidente, Néstor Kirchner – deceduto nel 2010 – a cui è succeduta, ma passando per le urne; e come Michelle è stata confermata all’incarico, anche se nel suo caso consecutivamente, e dopo il mandato 2007-2011, concluderà quello in corso nel 2015, senza potersi ripresentare.

Potrà invece puntare a un secondo mandato consecutivo – in verità, allo stato attuale non esiste candidato in grado di impensierirla – la brasiliana Dilma che dopo la prova dei Mondiali di calcio estivi affronterà la sfida elettorale in autunno.

Fra gli altri paesi latinoamericani che hanno potuto contare su una donna presidente c’è anche Panamá, con Mireya Moscoso (1999-2004), anch’ella sposa e poi vedova di un presidente, Arnulfo Arias Madrid. Per la Colombia il discorso è invece più complesso: per alcuni il 2014 offrirebbe per la prima volta le condizioni per portare una donna alla Casa de Nariño al voto del 25 maggio grazie alle ben tre candidate iscritte – Martha Lucía Ramírez, Claudia Avela e Claudia López – ma il capo di stato uscente, Juan Manuel Santos, appare al momento il più quotato.

Allargando lo sguardo al resto dell’America Latina, non è un segreto che la ‘primera dama’ Nadine Heredia in Perù è da tempo più popolare del marito, Ollanta Humala; diversa sorte ha invece avuto Xiomara Castro, consorte dell’ex presidente dell’Honduras Manuel Zelaya che, pure sostenuta inizialmente dai sondaggi, è stata sconfitta alle urne nel 2013. All’elenco se ne potrebbero aggiungere molte altre: da Janet Jagan, al governo della Guyana fra il 1997 e il 1999, alla boliviana Lidia Gueiler Tejada, che nel 1979 resistette solo otto mesi a un golpe, a Rosalía Arteaga, presidente dell’Ecuador per 48 ore, dopo il rovesciamento di Abdalá Bucaram, di cui era vice, all’haitiana Ertha Pascal-Trouillot, a cui, da giudice della corte suprema, i militari affidarono la presidenza nel 1990 in attesa della convocazione di nuove elezioni. E la lista sarebbe ancora più lunga, includendo i Caraibi.

Con certezza si sa anche che nessuna donna in America Latina è stata mai una dittatrice: neanche negli anni ‘70 e ‘80, quando la regione soffrì una sovrabbondanza di regimi autoritari le cui ferite fanno ancora fatica a sparire.

 

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