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Bulgaria: la piazza spinge il governo Borisov alle dimissioni

    di  .  Scritto  il  21 Febbraio 2013  alle  7:00.

Foto di George Chelebiev, tratta dal suo album Flickr sui disordini di Sofia.

Foto di George Chelebiev, tratta dal suo album Flickr sui disordini di Sofia.

Dopo 10 giorni di proteste e manifestazioni di strada contro la povertà – a tratti caratterizzate da episodi violenti – il primo ministro della Bulgaria, Boiko Borisov ha consegnato ieri le proprie dimissioni al parlamento.

La decisione di Borissov apre la via a elezioni legislative anticipate, dal momento che il paese sarebbe dovuto andare alle urne il prossimo luglio.

In una dichiarazione rilasciata dopo aver rassegnato le dimissioni, il premier, scrivono i media, ha rivendicato “dignità e onore”, aggiungendo “il popolo ci aveva dato il potere, oggi glielo abbiamo restituito”.

Secondo la Costituzione, il presidente bulgaro Rossen Plevneliev dovrà proporre a tre partiti parlamentari – l’attuale partito di governo di centro destra, la principale forza d’opposizione i socialisti e a una terza formazione scelta dal capo di Stato – di formare un governo ad-interim fino al nuovo voto.

Ma il caso bulgaro dimostra tutto il suo interesse se si vanno ad analizzare le motivazioni e le modalità che hanno portato alla caduta del governo.

Il paese più povero dell’Unione Europea (nella quale è entrata nel 2007) con i suoi 400 euro di salario medio mensile presenta dai macroeconomici invidiabili: il deficit pubblico è del 1,4%, il tasso di indebitamento è del 17%. Anche la disoccupazione, certo non bassa all’11,9%, è meno preoccupante di altri paesi europei.

Il problema della Bulgaria è la povertà dei lavoratori e il loro malcontento. Un malcontento che è esploso nelle scorse settimane dopo che a gennaio le bollette dell’elettricità sono letteralmente raddoppiate rispetto al mese precedente.

Un aumento che si è trasformato nella classica miccia che accende le polveri e che in pochi giorni ha provocato un’ondata di manifestazioni in tutto il paese contro le misure d’austerità e la povertà.

Foto ufficiale del premier dimissionario Boiko Borissov.

Foto ufficiale del premier dimissionario Boiko Borissov.

A niente è servito il tentativo del premier di stemperare le tensioni riducendo (dell’8%) i prezzi dell’elettricità o il sacrificio dell’impopolare ministro delle Finanze, licenziato per calmare le proteste.

Le manifestazioni sono proseguite. Solo a Sofia tra lunedi e martedi si sono contati 28 feriti, tra i quali cinque poliziotti. Tra martedi e mercoledi due uomini si sono dati fuoco in segno di protesta in provincia di Sofia. Uno è morto e l’altro è ricoverato in gravi condizioni.

Anche le dimissioni del premier rischiano di non bastare per calmare la situazione, visto che, almeno per ora, sembra confermata la grande manifestazione convocata per domenica prossima per manifestare contro tutta la classe politica nazionale.

Secondo sondaggisti e analisti politici locali e internazionali, comunque, non è chiaro che tipo di governo possa emergere da nuove elezioni. Il vantaggio dei socialisti viene indicato come limitato, ma soprattutto, spiegano gli esperti, il prossimo governo dovrà attuare una serie di riforme definite “indispensabili” ma fortemente impopolari.

 

 

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