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R.d. Congo: senza giri di parole, ecco chi c’è dietro i ribelli del M23 secondo l’Onu

    di  .  Scritto  il  23 Novembre 2012  alle  7:05.

“Il governo del Rwanda continua a violare l’embargo sulle armi fornendo sostegno militare diretto ai ribelli del M23, facilitando le operazioni di reclutamento, incoraggiando e favorendo diserzioni dalle forze armate della Repubblica democratica Congo, e fornendo armi, munizioni, nonché intelligence e consulenze. La catena di comando ‘de facto’ del M23 include il generale Bosco Ntaganda e culmina col ministro della Difesa del Rwanda, generale James Kabarebe”: a sostenerlo non è un funzionario del governo centrale congolese o qualche nazionalista delle province orientali congolesi, ma la prima pagina del rapporto finale sulle violazioni all’embargo sulle armi per la R.d. del Congo redatto dal gruppo di esperti incaricati dalle Nazioni Unite.

Nelle 204 pagine di rapporto, gli esperti dell’Onu non si sono limitati a fornire un quadro generale sulla base delle informazioni raccolte, hanno proprio pubblicato le informazioni. E così il corposo fascicolo, che Atlas ha visionato e che potete leggere o scaricare a questo link, contiene prove, foto, schede dei vertici del M23, scambi di mail, documenti dei servizi segreti ugandesi e ruandesi, fotocopie delle ricevute per il pagamento delle tasse per l’esportazione di minerali, o dei codici che fanno figurare i minerali esportati illegalmente dal territorio congolese come fossero minerali provenienti dal Rwanda.

Insomma una corposa e dettagliata documentazione che porta alla luce quello che tutti sapevano ma che finora poteva essere smentito dai vari attori in gioco.

Altrettanto interessante il fatto che la documentazione finale – gli esperti sottolineano di non aver ritenuto corretto modificare la bozza circolata alcuni mesi fa neanche dopo aver ricevuto le rettifiche o presunte correzioni inviate dai governi di Uganda e Rwanda, andati su tutte le furie quando circolarono alcune anticipazioni – sia stata spedita al Consiglio di Sicurezza solo una decina di giorni fa, il 12 Novembre 2012.

Ma leggiamo ancora dall’Executive Summary, la sintesi che introduce il rapporto:

Una foto dell'incontro di mercoledì tra i presidenti di (da sinistra) Rwanda, Paul Kagame, Uganda, Yoweri Museveni, e R.d. Congo, Joseph Kabila.

“Anche funzionari di primo piano del governo ugandese hanno fornito sostegno al M23 attraverso l’invio diretto di rinforzi militari in territorio congolese, consegna di armi, assistenza tecnica, pianificazioni congiunte, consulenze politiche e facilitando le relazioni esterne. Unità dell’Ugandan People’s Defence Forces (Updf, l’esercito ugandese, ndr) e del Rwandan Defence Forces hanno sostenuto congiuntamente l’M23 in una serie di attacchi compiuti nel Luglio del 2012 per prendere il controllo delle maggiori città della zona di Rutshuru e la base dell’esercito congolese di Rumangabo. Entrambi i governi hanno anche cooperato per sostenere la creazione e l’espansione del braccio politico del M23 (…). L’M23 e i suoi alleati contano sei individui già oggetto di sanzioni internazionali, alcuni dei quali risiedono o viaggiano regolarmente in Rwanda e Uganda”.

E se a questo punto non stupiscono le parole dei vertici ugandesi che hanno accusato proprio le Nazioni Unite con i suoi documenti di essere i responsabili dell’ultima avanzata dei ribelli del M23, diventa più difficile comprendere il viaggio compiuto a Kampala dal presidente congolese Joseph Kabila riunitosi a colloquio con i due omologhi (l’ugandese Yoweri Museveni e il ruandese Paul Kagame) proprio dei paesi che l’Onu identifica come i burattinai del M23.

 

Per avere un quadro più completo si consiglia anche la lettura dei seguenti articoli pubblicati oggi: 

R.d. Congo: ma cosa vogliono davvero i ribelli del M23?  

R.d. Congo: tra voci e indiscrezioni i possibili sviluppi della crisi del Kivu

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