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Somalia: la Pirateria? “favorisce lo sviluppo economico”, secondo uno studio

    di  .  Scritto  il  13 Gennaio 2012  alle  7:00.

La pirateria ha portato a un diffuso sviluppo economico in alcune zone della Somalia e, grazie al sistema dei clan, a una diffusa redistribuzione dei proventi dei riscatti che hanno fatto rifiorire i capoluoghi provinciali: lo sostiene uno studio pubblicato ieri dal prestigioso centro studi inglese Chatam House, che, “prendendo in esame fonti di dati non tradizionali inclusi quelli dei mercati locali e immagini dei satelliti, intende fornire un’analisi obiettiva di chi beneficia dei riscatti dei pirati”, come si legge nel riassunto introduttivo dell’autrice del rapporto Anja Shortland.

Secondo il rapporto, i principali centri regionali hanno beneficiato negli ultimi anni di sostanziali investimenti finanziati dai proventi della pirateria, mentre le comunità costiere, spesso indicate come le responsabili degli attacchi alle navi internazionali, non sembrano aver goduto della stessa distribuzione di ricchezza.

Analizzando immagini satellitari ad alta risoluzione, sia diurne che notturne, l’autrice è arrivata a tirare alcune conclusioni.

Prendendo in esame, ad esempio, le emissioni di luci notturne degli ultimi 11 anni, dal 2000 al 2011, Anja Shortland  spiega che le foto notturne mostrano “un significativo aumento di emissioni di luce dai centri urbani come Garowe e Bosaso, nella regione semi-autonoma del Puntland (Somalia del Nord) dove si ritiene i pirati abbiano le loro basi principali.

Questo elemento suggerisce, secondo l’autrice, un aumento di consumo di energia elettrica collegato a un maggior sviluppo economico.

Le conclusioni sembrano poi suffragate anche dal fatto che, nello stesso arco di tempo, il resto della Somalia ha subito un generale declino di emissione di luce durante la notte, a causa dell’aumento globale dei prezzi di cibo ed energia e del rinnovato conflitto.

Ma se se le città del Puntland sono accese di notte, i villaggi costieri di pescatori restano al buio.

Osservando, invece, le immagini diurne, il rapporto sostiene che la città di Garowe ha praticamente raddoppiato la sua estensione tra il 2002 e il 2009, registrando al contempo significativi sviluppi e miglioramenti nelle abitazioni, nell’industria e nel commercio.

Le foto mostrano molte case di nuova costruzione o appena riparate, strade migliori, nonché un aumento delle auto parcheggiate nei pressi delle abitazioni.

I centri di Eyl e Hobyo, considerati villaggi chiave della pirateria, per contrasto invece mostrerebbero solo piccoli miglioramenti alle loro infrastrutture.

Oltre alle immagini satellitari, lo studio ha analizzato le informazioni raccolte da organizzazioni non governative sui prezzi dei beni di prima necessità e sui salari.

Proprio i salari, nelle zone sopra citate, hanno avuto un aumento esponenziale non registrato in nessuna altra zona del paese.

Nella provincia di Nugal, la paga media è salita dai 40.000 scellini somali del 2005 (poco più di un dollaro e mezzo, 25.000 scellini equivalgono ad un dollaro americano) ai 120.000 scellini del 2011 quasi sei dollari).

“Questo, probabilmente, riflette sia un aumento di opportunità di lavoro dirette sia un aumento degli investimenti negli affari locali” si legge nel rapporto.

Nella sintesi, l’autrice evidenzia come sia di primaria importanza per sconfiggere la pirateria in mare trovare una soluzione che inizi dalla terra.

“Gli impatti economici positivi della pirateria sono largamente diffusi e qualsiasi strategia militare per sradicarli potrebbe seriamente mettere in pericolo lo sviluppo locale. I Pirati contribuiscono in maniera significativa allo sviluppo economico delle capitali provinciali Garowe e Bosaso, per questo è poco probabile che le elites politiche del Puntland possano muoversi con decisione contro la pirateria. Tuttavia i villaggi costieri hanno guadagnato poco dall’ospitare i pirati e potrebbero essere aperti a negoziare soluzioni che gli offrano prospettive più attraenti” conclude lo studio.

[Tutte le immagini, tranne la prima in alto, sono tratte dal Rapporto di Chatam House. Clicca qui per leggere il rapporto integrale (in inglese)]

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