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Afghanistan: detenuti del carcere di Bagram denunciano gli abusi delle autorità statunitensi

    di  .  Scritto  il  9 Gennaio 2012  alle  7:00.

I detenuti della più grande prigione afghana gestita dagli Stati Uniti denunciano torture e arresti arbitrari: lo riferisce l’emittente televisiva panaraba con sede in Qatar, Al Jazeera, citando un’inchiesta condotta da una commissione governativa istituita lo scorso 5 gennaio dal presidente dell’Afghanistan, Hamid Karzai, che ha rivelato una serie di abusi perpetrati dalle autorità statunitensi ai danni dei detenuti del centro penitenziario di Bagram, località a nord di Kabul.

La gestione del centro, che ospita 3.000 prigionieri e che si trova all’interno di una base militare USA, a breve verrà passata al controllo afghano.

“Durante la nostra ispezione a Bagram, alcuni reclusi ci hanno raccontato di presunte torture”, ha dichiarato Gul Rahman Qazi, presidente della commissione.

Qazi ha parlato di “percosse, umilianti ricerche nelle cavità corporali e lunghe esposizione al freddo estremo”. Ha citato il caso di Abdul Jabar, 71enne rinchiuso in una stanza buia e che “ha perso un dente dopo essere stato malmenato”.

Un altro detenuto ha detto di essere stato arrestato perché “residente a 400 metri dal ritrovamento di un deposito di munizioni. Non riuscì a convincere nessuno della propria estraneità ai fatti”.

“Sui corpi dei detenuti non abbiamo rinvenuto prove di torture, ma restano le denunce dei prigionieri”.

Un portavoce dell’ambasciata degli Stati Uniti a Kabul ha detto di aver ricevuto una copia del dossier della commissione, e che lo avrebbe “studiato di persona”.

Quello degli arresti di cittadini afghani da parte delle forze di sicurezza statunitensi, costituisce un forte ostacolo per le trattative tra i Governi di Kabul e di Washington per un accordo di partenariato strategico tra i due paesi. Un altro punto di contesa è rappresentato dai raid notturni effettuati dalle truppe americane nelle case afghane.

L’accordo definirà i termini della presenza militare degli Stati Uniti, dopo il ritiro della NATO programmato per il 2014.

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