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Medio oriente: morire nel nome di Gerusalemme

    di  .  Scritto  il  12 gennaio 2018  alle  7:00.

Dallo scorso 6 dicembre, giorno in cui il presidente statunitense ha annunciato il riconoscimento di Gerusalemme come capitale dello Stato di Israele sono 16 i palestinesi uccisi dalle forze israeliane a margine di proteste o (in due casi) in seguito a un raid aereo. Nello stesso periodo un colono israeliano è stato ucciso: Raziel Shevach, 35 anni, era alla guida della sua auto nei pressi della colonia di Havat Gilad, quando è stato raggiunto da diversi colpi di arma da fuoco.

Gli ultimi a perdere la vita sono stati ieri due sedicenni. Il primo, Amir Abu Musaid, è stato colpito a morte vicino la recinzione che separa la Striscia di Gaza da Israele. Il secondo, Omar Qadous, è stato ucciso in una zona tra i villaggi di Iraq Burin e Til. In entrambi i casi le forze israeliane hanno sostenuto di aver risposto ad atti violenti che avevano messo a rischio l’incolumità dei propri soldati.

La decisione di Trump di fatto apre un nuovo capitolo della lunga questione che oppone israeliani e palestinesi. I due popoli, che che per motivi diversi aspirano alla stessa terra, hanno sempre considerato Gerusalemme come propria capitale. Gli israeliani del loro Stato, i palestinesi di un loro futuro Stato. Per i palestinesi, in particolare, questa capitale dovrebbe essere Gerusalemme est, porzione della città occupata da Israele dopo la guerra del 1967.

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