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Caos Medio oriente: dal Libano di Hariri a Gerusalemme passando per Trump

    di  .  Scritto  il  6 dicembre 2017  alle  6:00.

Il primo ministro libanese Saad Hariri ha ritirato le dimissioni presentate in precedenza. Questa a molti osservatori è sembrata una buona notizia perché in qualche modo disinnesca una pericolosa area di confronto tra Iran e Arabia Saudita in Libano.

Ancora aperte sono in Libano le ferite della guerra civile, ancora visibili i segni delle pallottole nei muri e i segni dei razzi sulle case perché si assista impotenti a un nuovo precipitare di eventi.

Nel suo comunicato, Hariri ha continuato a sostenere dell’esistenza di un complotto che mirava alla sua uccisione, non ha dato dettagli a tal proposito, ha aggiunto che comunque la situazione di crisi è stata risolta.

In vicende separate, ma non troppo – trattandosi di Medio Oriente – ieri il capo di Stato statunitense, Donald Trump, ha confermato la decisione di voler spostare la sede dell’Ambasciata in Israele da Tel Aviv a Gerusalemme. Lo ha fatto anche con una telefonata al presidente dell’Autorità nazionale palestinese Abu Mazen.

Spostare l’Ambasciata a Gerusalemme, secondo tutte le parti in causa, significa di fatto accettare la versione israeliana della questione, secondo cui Gerusalemme è l’indivisibile capitale di Israele. Un colpo però per i palestinesi che considerano Gerusalemme capitale di un loro futuro ed eventuale Stato. Su Gerusalemme gli scontri si sono susseguiti nei secoli, questo sembra l’ennesimo voltar di pagina che rischia di esacerbare una parte di animi e forse imporre una svolta al decennale conflitto tra israeliani e palestinesi.

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