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Sempre più Africa anche per gli Stati Uniti e i suoi marines

    di  .  Scritto  il  30 ottobre 2017  alle  6:00.

L’attacco contro alcuni soldati statunitensi avvenuto lo scorso 4 ottobre in Niger mette in evidenza la presenza crescente dell’esercito americano in Africa. E’ quanto viene sottolineato in un approfondimento dedicato dai francesi di Radio France International (Rfi) alla questione, in cui si ricorda come il fatto abbia avuto parecchia eco negli Stati Uniti, anche per l’assenza di una rivendicazione e per i diversi lati oscuri della vicenda.

La pattuglia americana stava attraversando un territorio potenzialmente ostile insieme a una trentina di militari nigerini, quando è caduta in un’imboscata tesa da una cinquantina di uomini armati. Nel conflitto a fuoco seguito – e durato diverse ore – sono morti quattro soldati americani e cinque nigerini oltre che una quindicina di assalitori.

Il Niger – sostiene Rfi – è la testa di ponte in Africa occidentale di Africom, il comando delle operazioni militari americane in Africa. Africom opera nell’area dal 2013, principalmente contro Boko Haram operando con forze speciali (berretti verdi) e droni. La base di lancio dei droni si trova ad Agadez.

“L’Africa sta assumendo sempre più rilevanza fra gli interessi strategici americani e l’attenzione del Pentagono è cresciuta parallelamente al crescere di intensità del terrorismo” ha scritto nel suo blog Maya Kandel, storico e specialista di politica estera statunitense.

Con Barack Obama, l’Africa è diventata la seconda area al mondo per presenza di forze militari, subito dopo il Medio oriente. Nel continente si trovano attualmente 6000 uomini dislocati per lo più a Gibuti; 1300 di questi fanno parte delle forze speciali.

Tuttavia, alla politica del “light footprint” messa in atto da Barack Obama (con l’uso di droni e forze speciali), sembra che ora Trump possa far prevalere una politica più interventista anche in seguito alle vittorie segnate sull’Isis in Medio oriente.

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