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Kenya: Uhuru Kenyatta riconfermato presidente, opposizione rifiuta i risultati

    di  .  Scritto  il  12 agosto 2017  alle  15:37.

(da Nairobi, Marco Simoncelli) Uhuru Kenyatta ieri è stato dichiarato presidente rieletto del Kenya ottenendo così un secondo mandato quinquennale dopo una lunga giornata d’attesa contraddistinta da numerosi rinvii del proclama. Il presidente della Commissione elettorale indipendente (Iebc), Wafula Chebukati non ha fatto in tempo a terminare la frase con cui stava proclamando Kenyatta vincente quando erano da poco passate le 22 (ora locale), l’intera sala del Bomas centre di Nairobi è esplosa in un ovazione e ha iniziato a cantare “Twa Sema asante” (Noi ringraziamo).

Secondo i risultati definitivi delle elezioni generali che si sono svolte martedì, Kenyatta ha vinto con il 54,27% delle preferenze contro il 44,74% ottenuto dal leader dell’opposizione Raila Odinga, che perde per la quarta volta la scalata alla presidenza. L’affluenza alle urne è stata del 78,91% che equivale 15.073.662 votanti.

Sul territorio il Jubilee, il partito di governo, ha avuto 25 governatori contro i 18 del Nasa. Al Senato il Jubilee ha ottenuto la maggioranza, con 24 senatori su 47; al Nasa ne sono stati assegnati 20. All’Assemblea nazionale il Jubilee ha avuto 138 seggi, pari al 47% dei 290 totali.

Per le strade del centro di Nairobi sono iniziate le celebrazioni dei sostenitori del Jubilee Party, lo schieramento politico che supporta Kenyatta e il suo vice William Ruto, che sono poi proseguite fino a tarda notte.

Dopo un’aspra campagna elettorale il 55 enne Uhuru ha utilizzato il primo discorso del suo secondo mandato subito dopo la proclamazione come apertura al dialogo con il sui avversari della coalizione dei partiti d’opposizione National Super Alliance (Nasa) che supporta il suo avversario Odinga. “Ci sono vincitori e sconfitti in ogni competizione… le elezioni vanno e vengono ma dobbiamo ricordarci che siamo fratelli e sorelle e facciamo parte della stessa nazione… dobbiamo svilupparla insieme”.

La Nasa non ha partecipato alla proclamazione e i suoi rappresentanti hanno lasciato il Bomas qualche ora prima rifiutandosi di firmare i documenti dei risultati ufficiali della Iebc. Nonostante il giudizio positivo delle nove equipe di osservatori internazionali, l’opposizione di fatto non riconosce i risultati del voto sin da mercoledì mattina quando, mentre lo spoglio era ancora in corso, Odinga ha dichiarato che il sistema elettronico di conteggio dei voti sarebbe stato hackerato, i risultati manipolati e che secondo le proiezioni dei suoi tecnici avrebbe vinto le elezioni con più di 8 milioni di voti.

La pubblicazione dei risultati definitivi sarebbe dovuta avvenire ieri in tarda mattinata, ma ha subìto ripetuti rinvii causati inizialmente dell’arrivo in ritardo di alcuni dei documenti necessari per operare un confronto manuale sui risultati elettronici, e poi dall’inizio di incontri a porte chiuse tra i membri della Commissione e i rappresentanti dell’opposizione che presentavano i documenti con le loro recriminazioni. A metà pomeriggio la Nasa ha chiesto accesso ai server della Iebc, dichiarando che avrebbe riconosciuto solo gli esiti elettorali ai quali avrebbe avuto accesso, ma la Commissione lo ha negato respingendo i reclami.

Qualche ora dopo un alto dirigente della Nasa, Musalia Mudavadi, ha dichiarato ai media di non aver “ricevuto adeguate risposte ai problemi presentati” e che la coalizione le non avrebbe partecipato alla proclamazione. Poco dopo James Orengo, altro dirigente della Nasa, ha definito il voto “una farsa” e ha affermato che “fare ricorso alla Corte Suprema non è un’alternativa che verrà presa in considerazione” delineando lo spettro di un possibile ricorso a manifestazioni di protesta che riportano alla mente i fatti del 2007 quando scontri post-elettorali a sfondo inter-etnico causarono un migliaio di vittime e numerosi sfollati.

Odinga fa parte dei Luo, un gruppo etnico dell’ovest del Paese rimasto per lo più escluso dal potere. Kenyatta viene invece dalla più numerosa etnia dei Kikuyu che è stata a capo di tre delle quattro presidenze del Kenya dall’indipendenza dal Regno Unito del 1963. Ora si attende la prossima mossa di  Raila nella speranza di una soluzione pacifica.

Subito dopo la proclamazione di Kenyatta sono state registrate proteste e scontri tra i sostenitori di Odinga e le forze dell’ordine a Kisumu, roccaforte dell’opposizione e in vari slum della capitale come Kibera, Korogocho e Kawangware. Secondo fonti e testimonianze dirette, contattate da InfoAfrica, durante la notte molti giovani hanno alzato barricate e lanciato pietre contro la polizia che ha risposto con il lancio di lacrimogeni. Stamane il sito del quotidiano The Standard riporta scontri nello slum di Mathare dove due giorni fa sono morti due manifestanti, mentre il Daily Nation parla di proteste scoppiate nelle contee di Siaya, Homa Bay e Migori.

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