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I ‘Grandi’ di Taormina, l’Africa inascoltata e la strada ancora da percorrere

    di  .  Scritto  il  29 maggio 2017  alle  6:00.

Nonostante la presenza di diversi capi di Stato africani, il vertice G7 che si è tenuto a Taormina la scorsa settimana alla fine non ha rispettato le aspettative o quantomeno non è andato oltre due questioni relativamente all’Africa: migrazioni, terrorismo.

L’organizzazione del vertice in Sicilia, secondo le parole espresse dallo stesso capo del governo italiano Paolo Gentiloni, aveva lo scopo di rendere l’Africa il principale focus della riunione annuale dei Grandi del mondo. E, in effetti, l’Africa per l’Italia è diventata una priorità, anche a causa della sua posizione geografica. g7 taormina

Secondo vari osservatori e sulla base delle stesse dichiarazioni dei protagonisti, la linea italiana sull’Africa non ha interessato il presidente statunitense Donald Trump né i suoi alleati britannici. E a poco sembrano essere serviti gli interventi dei capi di Stato africani presenti.

“La guerra contro il terrorismo nei Paesi del Sahel della regione del Lago Ciad – ha detto il presidente del Niger, Mahamadou Issoufou – richiede misure urgenti da applicare al calderone libico”. Ma Issoufou è andato oltre accusando le nazioni più ricche di non aver mantenuto gli impegni in materia di cooperazione. “Il Niger è una nazione di transito di migranti ed è anche una nazione da cui molti partono, ma l’unico modo per prevenire l’emigrazione irregolare è attraverso lo sviluppo” ha detto ancora Issoufou.

Dando ragione della scelta italiana di invitare leader africani, il presidente keniano Uhuru Kenyatta si è interrogato sui motivi per cui l’Africa non viene mai invitata a partecipare ai grandi consessi internazionali dal momento di essere il punto centrale di molte questioni internazionali. Ma il punto, secondo diversi osservatori, è che l’invito di Taormina pur avendo rappresentato un fatto importante è ancora lontano dall’aprire definitivamente la strada all’Africa.

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