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Assemblea UE-ACP: per i flussi migratori, un piano che vada oltre il Mediterraneo

    di  .  Scritto  il  2 marzo 2017  alle  15:40.

Andare oltre il Mediterraneo, cercare le cause vere e profonde dei flussi migratori e individuare soluzioni per far risaltare il legame che c’è tra migrazione e sviluppo. Questo uno dei punti emersi a Freetown, in Sierra Leone, dove si è conclusa la riunione regionale dell’Assemblea UE-ACP (Africa CAraibi, Pacifico). Una riunione servita ad approfondire i temi sulla cooperazione con un’area, quella della Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale (Ecowas) che conta 16 Paesi e una popolazione complessiva di oltre 300 milioni di abitanti.

“Da quest’area stragegica – ha detto a InfoAfrica Cecile Kyenge, vicepresidente dell’Assemblea UE-APC – provengono i flussi maggiori di migranti che percorrono la rotta che parte dal cuore dell’Africa verso l’Europa, attraverso la Libia e il Mediterraneo. Il nostro approccio non deve concentrarsi sulla criminalizzazione del movimento delle persone, ma sul legame tra migrazione e sviluppo. E’ la mancanza di opportunità la principale cause della migrazione dall’Africa occidentale. Per questo abbiamo bisogno di un impegno costante, a tutti i livelli di governo, nei paesi di origine, e non solo nei paesi di transito e di destinazione dei migranti”.

L’Ecowas, come altre regioni africane, sta sperimentando un processo di maggiore integrazione regionale che dovrebbe portare a una libera circolazione di beni, servizi e persone. Un fatto che potrebbe contribuire ad accelerare il processo di sviluppo economico e che, secondo i partecipanti all’Assemblea dovrebbe essere favorito dalla stessa Unione Europea.

Cecile Kyenge ha poi espresso riserve sul Piano della Commissione UE per la gestione dei flussi migratori anche perché fa perno su un Paese, la Libia, che si trova in una situazione di estrema fragilità. “Il Piano va nella giusta direzione di rafforzamento dell’impegno europeo nel Mediterraneo – ha detto ancora a InfoAfrica il vicepresidente dell’Assemblea – ma con gravi nodi irrisolti. E’ l’intera regione dell’Africa occidentale d’origine dei migranti a dover essere messa al centro di un piano UE-Africa. E non possiamo mettere tra parentesi la condizione drammatica dei diritti umani. Oggi i campi dei migranti in Libia sono veri lager: sarebbe assurdo salvarli in mare, per rispedirli lì. Il Piano può essere sostenibile solo se li smantelliamo e costituiamo nuovi campi sotto l’egida dell’UNHCR. La Libia non può diventare una prigione. Insieme alla cooperazione nel controllo delle frontiere e ai rimpatri assistiti, l’Europa deve aprire vie legali per uscire dalla Libia, vie legali d’immigrazione economica, vie legali per chi ha diritto all’asilo: corridoi, visti e ammissioni umanitarie verso l’Europa”.

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