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Africa: il 2016 sarà ancora un anno difficile, ma le prospettive restano positive

    di  .  Scritto  il  6 maggio 2016  alle  6:00.

Se le prospettive dell’economia dei paesi dell’Africa Sub-Sahariana restano favorevoli sul medio-lungo periodo la regione, nel 2016, “sarà costretta a fare i conti con un secondo anno difficile” che le farà registrare i tassi di crescita più bassi degli ultimi 15 anni.africa-cartello

Lo sostiene il Fondo Monetario Internazionale che ieri ha diffuso il rapporto previsionale 2016 per l’Africa Sub-Sahariana dal titolo “Time for a Policy reset”.

Secondo i dati raccolti dagli economisti del FMI la crescita della regione nel suo complesso dovrebbe scendere al 3 per cento nel 2016, il livello più basso in circa 15 anni, anche se con notevoli differenze tra paese e paese della Regione.

In una nota diffusa ieri il FMI evidenzia come le prospettive generali per l’Africa restino favorevoli, anche se la crescita è ben al di sotto del 6 per cento che ha rappresentato la consuetudine negli ultimi dieci anni. “L’Africa ha bisogno di un reset sostanziale delle sue politiche economiche per cominciare a raccogliere il forte potenziale della regione” ha detto Antoinette Sayeh, Direttore del Dipartimento africano del FMI. “Ciò è particolarmente urgente nei paesi esportatori di materie prime”.

L’Fmi conferma quindi che a opacizzare le prestazioni economiche dei paesi a sud del Sahara hanno contribuito l’impatto negativo del crollo dei prezzi delle materie prime e più recentemente la siccità in Africa orientale e meridionale.

Il forte calo dei prezzi delle materie prime, definita “una scossa senza precedenti”, ha messo molte delle più grandi economie dell’Africa sub-sahariana a dura prova. Di conseguenza, gli esportatori di petrolio, come Nigeria e Angola, ma anche la maggior parte dei paesi dell’Unione economica e monetaria dell’Africa centrale, continuano ad affrontare condizioni economiche particolarmente difficili.

Anche esportatori di materie prime non energetiche, come il Ghana, Sudafrica e Zambia, sono stati feriti dal calo dei prezzi delle materie prime. Diversi paesi dell’Africa meridionale e orientale, tra cui Etiopia, Malawi e Zimbabwe, sono invece stati colpiti da una grave siccità che sta mettendo a milioni di persone a rischio di insicurezza alimentare.

Tuttavia, la signora Sayeh ha voluto ripetutamente sottolineare che le prospettive sul medio-lungo periodo restano favorevoli.

“Molti paesi della regione continuano a registrare una forte crescita. In particolare, la maggior parte degli importatori di petrolio in genere se la passano meglio con una crescita superiore al 5 per cento in paesi come la Costa d’Avorio, Kenya, e Senegal, così come in molti paesi a basso reddito. Nella maggior parte di questi paesi, la crescita è sostenuta da continui sforzi di investimento in infrastrutture e dai forti consumi privati. Il calo del prezzo del petrolio ha anche beneficiato molti di questi paesi, anche se il calo dei prezzi delle altre materie prime esportate e le svalutazioni valutarie hanno in parte ridotto i guadagni. Più in generale, le prospettive di crescita a medio termine restano favorevoli, dal momento che gli elementi che hanno provocato la crescita economica dell’Africa negli ultimi dieci anni continuano ad essere al loro posto” spiega la direttrice del Dipartimento Africa del FMI.

Il Fondo Monetario invita quindi i paesi maggiormente colpiti dalla situazione in corso a reagire tempestivamente e con fermezza per evitare risposte disordinate, indicando come via principale quella dell’estensione e del rafforzamento della raccolta delle imposte.

“Dato l’ambiente finanziario esterno sostanzialmente più ristretto, molti paesi africani dovranno ricalibrare le loro politiche fiscali. Così facendo saranno in grado di aumentare le riserve e mitigare le vulnerabilità se le condizioni esterne dovessero peggiorare ulteriormente ” conclude la nota del FMI.

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