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Perù: presidenziali e colpi di scena, Keiko Fujimori contro tutti

    di  .  Scritto  il  9 aprile 2016  alle  9:27.

Fra accuse ed esclusioni, più o meno, eccellenti dalla corsa alla ‘Casa de Pizarro’ – i 19 candidati iniziali si sono ridotti a 10 (di cui uno in carcere) – un’insolita e fino all’ultimo incerta campagna elettorale ha scaldato nelle ultime settimane il Perù in attesa del voto di domenica 10 Aprile. Protagonista indiscussa Keiko Fujimori, figlia maggiore dell’ex presidente-padrone Alberto “El Chino” Fujimori (1990-2000) – che, primo nella storia del paese andino, sta scontando 25 anni di carcere per violazioni dei diritti umani – da mesi favorita per la vittoria in una campagna per lei cominciata a tutti gli effetti dopo la sconfitta del 2011 per mano di Ollanta Humala per appena 400.000 voti.perukeiko

A scatenare la bagarre, l’applicazione della nuova legge elettorale che da gennaio ha consentito l’esclusione di candidati accusati di “compravendita di voti”, fino al giorno stesso dell’appuntamento alle urne, togliendo dalla competizione due nomi di peso, per poi, solo infine, spianare la strada alla leader di Fuerza Popular, 40 anni, e al suo più vicino sfidante, Pedro Pablo Kucyznski (PPK), 77, dopo un rocambolesco iter giudiziario. Con una decisione controversa ma attesa, solo venerdì scorso con tre magistrati a favore e due contrari il Jurado Nacional de Elecciones (Jne) ha definitivamente convalidato la candidatura di Keiko (ratificando una sentenza che già aveva respinto la sua esclusione dal voto per accuse di regali in cambio di voti).

Appena un giorno dopo, sabato scorso, il Jne ha vanificato un’altra richiesta per l’esclusione di Kucyznski, già ministro dell’Economia di Alejandro Toledo (2001-2006), confermando la validità della sua candidatura. Prima degli ultimi sviluppi, in virtù della nuova normativa un mese fa erano rimasti fuori dai giochi l’economista Julio Guzmán – la ‘sorpresa’ che inizialmente aveva conquistato i sondaggi – e l’imprenditore César Acuña. Sta di fatto che le mosse del Jne hanno suscitato pesanti reazioni nella classe politica ma ha anche sollevato la preoccupazione degli osservatori dell’Unione Europea (UE) e dell’Organizzazione degli Stati Americani (OEA) – portando il segretario Luis Almagro ad ammonire sul rischio di “elezioni semi-democratiche”. Una polemica alimentata anche dallo schieramento del presidente uscente, Humala – il Partido Nacionalista Peruano  – che ha giustificato il ritiro dalla corsa del suo candidato, Daniel Urresti, e della sua lista al Congresso con quella che ha definito “mancanza di coerenza” da parte delle autorità elettorali. Si sono anche susseguite voci di un rinvio della chiamata alle urne che hanno costretto il primo ministro, Pedro Cateriano, e il responsabile del Jne, Francisco Távara, a rassicurare gli animi dei peruviani confermando il calendario.

La campagna è stata dunque dominata dall’incertezza e, ancora una volta, dall’assenza di proposte concrete di governo a fronte dei principali problemi avvertiti dai peruviani, l’insicurezza, la corruzione, l’economia. A guidare i sondaggi è rimasta sempre lei, Keiko, 20 anni di politica alle spalle, diventata a 19 anni la più giovane ‘primera dama’ del paese e dell’intera America dopo il divorzio dei suoi genitori – con circa un terzo delle intenzioni di voto: Datum le attribuisce il 36%, non sufficiente per la vittoria al primo turno (che richiede la metà più uno dei voti espressi). Il  percorso di Kucyznski è stato più altalenante e attualmente anche il piazzamento dietro a Fujimori non sembra assicurato: secondo gli ultimi sondaggi di domenica scorsa, si prospetterebbe un “pareggio tecnico” fra l’esponente di Peruanos por el Kambio e la congressista Verónika Mendoza, del Frente Amplio (sinistra), che non racimolerebbero, rispettivamente, più del 16 e del 14,8%; dietro, con il 9,5%, si piazza al momento il giornalista Alfredo Barnechea.

Come accade solitamente, un buon indice di indecisi sembra avere in mano  l’esito finale, ma fra coloro che ormai appaiono come i grandi perdenti spiccano gli ex presidenti Toledo e Alan García che cercavano, entrambi, un terzo mandato ma, ormai, senza alcuna possibilità di ottenerlo. Domenica, 23 milioni di peruviani saranno chiamati a scegliere il presidente, due vice-presidenti, 130 congressisti e 15 rappresentanti al Parlamento Andino.

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