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Bruxelles: sopravvisuto racconta ad Atlas i momenti dell’esplosione, gestione emergenza “disastrosa”

    di  .  Scritto  il  22 marzo 2016  alle  12:18.

esplosionebrusselsinterno“Avevo appena messo il bagaglio sul nastro ed effettuato il check-in al banco della Ryanair. Mi sono seduto li vicino per controllare la posta elettronica prima di passare i controlli di sicurezza e andare al Gate per l’imbarco quando c’è stata l’esplosione”: così Gaetano Sauri, libero professionista di 50 anni di Milano, racconta ad Atlas i momenti di almeno una delle due esplosioni che stamani hanno scosso l’aeroporto internazionale di Bruxelles.

“L’onda d’urto mi ha scaraventato ad alcuni metri di distanza, scagliandomi contro una porta che per fortuna era stata divelta dall’esplosione. Quando ho alzato gli occhi ho visto sangue dappertutto. Persone senza coscienza, non so dire se morte o svenute, ed altre lamentarsi ferite. Io mi sono alzato illeso” racconta ancora ad Atlas Sauri, il quale sottolinea che i primi soccorsi si sono visti 30 minuti dopo l’esplosione.

“I primi ad arrivare sono stati i vigili del fuoco, ma mezz’ora dopo l’esplosione” sottolinea ancora la fonte di Atlas, la quale precisa che prima della deflagrazione non si sono udite urla (in arabo o in qualsiasi altra lingua), concitazioni o altro: “dalla normale attesa in aeroporto all’inferno è stato un batter di ciglia” ha detto ancora l’uomo. Le parole di Sauri, almeno per quanto riguarda l’esplosione di cui è stato testimone, sembrano quindi smentire i resoconti di stampa che riferiscono di proclami in arabo prima della deflagrazione. Il testimone inoltre sembra propendere per un bomba piazzata in un bagaglio, piuttosto che per un attentatore suicida.

esplosionebrusselairportLa situazione nell’aeroporto di Bruxelles, intanto, a quasi 4 ore dall’esplosione resta estremamente confusa.

“Continuano a passare decine di ambulanze, segno che i feriti sono molti, e solo adesso, a tre ore e mezzo, dall’esplosione un elicottero ha preso a sorvegliare dall’alto la zona dell’aeroporto. Qui nessuno dice niente. La gestione dell’emergenza è pessima e c’è una sensazione di improvvisazione totale” dice Gianfranco Belgrano, direttore di InfoAfrica/Africa e Affari nonché di Atlas, anche lui sulla pista dell’aeroporto di Bruxelles con gli sfollati del Terminal A, dove si trovava in attesa di rientrare a Roma stamani dopo aver seguito la visita del presidente Mattarella in Africa.

“L’impressione è che tutto lo scalo sia stato colto impreparato. Sembra paradossale visto lo stato in cui Bruxelles si trova da mesi” aggiunge il direttore di Africa e Affari

“C’è stata – aggiunge – una gestione non all’altezza di quello che è successo. Senza informazioni, senza avvisi chiari a quelli che stanno in aeroporto. Ripeto da questa mattina nessuno è ancora venuto ad informarci di quanto accaduto. Le notizie le abbiamo da voi via telefono o social media. Adesso stanno dicendo alla gente che è raccolta qui di andare a piedi al villaggio di Zamenten. Una camminata di 20,25 minuti attraversando l’aeroporto. E una volta a Zamenten? Si nota la differenza tra chi è di Bruxelles, che si sta organizzando per tornare a casa, e chi invece è di fuori che non sa cosa fare o come muoversi”.

Intanto, secondo gli ultimi bilanci diffusi dai media belgi il numero dei morti e dei feriti del doppio attentato all’aeroporto e di quello avvenuto alla fermata della metropolitana di Maelbeek è salito. Secondo le ultime notizie vi sarebbero stati 13 morti e 35 feriti allo scalo aereo e 15 morti e decine di feriti all’attentato alla metropolitana.

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