Socialize

Messico: libertà per il subcomandante Marcos, ma il Chiapas è ancora più povero

    di  .  Scritto  il  26 febbraio 2016  alle  6:00.

Il 1° gennaio 1994, lo stesso giorno in cui entrava in vigore il Nafta – (North American Free Trade Agreement) – l’Ejército Zapatista de Liberación Nacional (EZLN) si sollevava in armi in Chiapas, fra gli Stati più poveri del Messico, al confine con il Guatemala, per lottare contro l’emarginazione delle comunità indigene. Il suo grido era, e resta, “Dignidad, Igualdad y Justicia”. Ventidue anni dopo, lo storico capo dell’Ezln, il ‘subcomandante Marcos’, e 12 dei suoi compagni, sono stati infine prosciolti dalle accuse di sedizione, ammutinamento, terrorismo e cospirazione. Un tribunale ha formalmente dichiarato prescritti i capi di imputazione per i guerriglieri: il ‘sub’ era stato anche incriminato per porto d’armi di uso esclusivo dell’esercito e apologia di reato. Stando alla legge del Chiapas, non c’è più modo, ormai, per le autorità di procedere contro i 13 zapatisti. I mandati di cattura nei confronti del ‘sub’ e dei suoi compagni erano stati emessi il 9 febbraio 1995 dal Juzgado Primero de Distrito del Chiapas.messicosubcomandantemarcos

La sollevazione zapatista vide veri e propri scontri armati con l’esercito solo i primi giorni, con un bilancio di 300 morti, fino alla decisione dell’allora presidente Carlos Salinas di accettare la proposta zapatista di aprire un dialogo di pace, decretando, il 12 gennaio 1994, il cessate il fuoco unilaterale.

La tregua diede inizio a un processo di pace culminato nel 1996 con gli Accordi di San Andrés, patti a più riprese violati dal governo chiapaneco, che non risparmiò agli zapatisti e alla popolazione locale che veniva considerata loro complice repressione e brutalità per mano di esercito e paramilitari. Nel 2014 il misterioso subcomandante Marcos ha annunciato la decisione di ritirarsi dal suo ruolo di portavoce del gruppo.

Il mezzo centinaio di comuni del Chiapas retti dagli zapatisti mantengono oggi un alto livello di autonomia, ma in una regione sempre più esclusa e disuguale. Se nel 1994, un abitante su tre non sapeva leggere né scrivere e due su cinque soffrivano la fame (Inegi, 1995; Coneval, 1990), lo Stato più depresso del Messico contava anche due milioni e mezzo di poveri, oltre un milione senz’acqua potabile, un milione senza fognature.

Passati oltre due decenni, oggi il Chiapas è più povero e ha ancora più fame: secondo dati aggiornati dello stesso Consejo Nacional de Evaluación de la Política de Desarrollo Social (Coneval), gli abitanti costretti a sopravvivere in povertà sono almeno 3,7 milioni di persone (pari al 75% della popolazione); quelli in estrema povertà sono oltre un milione e mezzo.

→  Stampa articolo (o crea PDF)
→  Condividi o invia per e-mail

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>