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Bolivia: se il ‘mito’ Morales non convince più… un referendum spegne il sogno di Evo

    di  .  Scritto  il  25 febbraio 2016  alle  6:00.

A dieci anni dal suo arrivo al Palacio Quemado, si incrina l’immagine quasi mitologica di Evo Morales Ayma – il primo presidente indigeno della Bolivia – con la clamorosa disfatta al referendum per la riforma dell’articolo 168 della Costituzione su cui domenica sono stati chiamati ad esprimersi i boliviani. Ultimato, con lentezza, il conteggio delle schede, il Tribunal Supremo Electoral (TSE) ha fatto sapere nelle ultime ore che il “No” alla proposta di consentire a Morales di ripresentarsi per un nuovo mandato – dal 2020 al 2025 – ha ottenuto il 51,3%, il “Sì” solo il 48,7%. Gli iscritti nelle liste elettorali erano poco più di sei milioni e mezzo di cittadini, la partecipazione è risultata, stando ai dati ufficiali, dell’84,4%.boliviamorales

Un verdetto inappellabile, dunque, che impedirà a Morales e al suo vice, Álvaro García Linera, di aspirare, ancora una volta, alla guida del paese andino al voto del 2019, obbligandoli a cedere il potere il 22 gennaio 2020.

Che l’andamento dello scrutinio fosse ostile al governo del Movimiento Al Socialismo (MAS) era emerso con chiarezza ieri, giornata che gli oppositori di Morales avevano chiuso con entusiasmo festeggiando per le strade dei bastioni conservatori, Sucre e Santa Cruz, al grido di “Bolivia dijo no!”. Poi, nella notte boliviana, nonostante il computo dei voti delle zone contadine e indigene avesse fatto temporaneamente tirare il fiato al governo, il “No” ha finito per imporsi in sei dei nove dipartimenti.

Non sono mancate le tensioni, soprattutto nelle ore in cui si profilava il temuto – “empate tecnico”, pareggio tecnico – con accuse reciproche di possibili “frodi”, e la “preoccupazione” espressa dagli osservatori dell’Organizzazione degli Stati americani (OEA) guidata dalll’ex presidente dominicano Leonel Fernández per una campagna basata più sugli attacchi personali che sui programmi politici.

“Un’infame guerra a cui non nessuno era abituato, infamie, insulti, accuse senza fondamento” secondo  il vice di Evo che ha menzionato, anche, “l’innovazione rappresentata dalle reti sociali, che vanno tenute in conto”. Il giudizio finale dell’OEA è in ogni caso positivo: ha elogiato i boliviani per “l’alta participazione, lo spirito civico, il senso democratico” non ritenendo rilevanti le irregolarità riscontrate.

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