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Indonesia: la mano dell’Isis negli attacchi di Giacarta, l’obiettivo è il terrore globale

    di  .  Scritto  il  15 gennaio 2016  alle  6:00.

Se l’intenzione era quella di imitare gli attacchi di dicembre a Parigi, il risultato è stato fortunatamente diverso. Ciononostante, gli attacchi avvenuti ieri a Giacarta hanno aperto, almeno temporaneamente, un altro fronte nell’intricata matassa riconducibile all’Isis. Perché gli attacchi sono stati rivendicati dal gruppo jihadista divenuto noto per aver occupato ampi territori di Iraq e Siria.indonesiagiacarta

Negli attacchi di ieri a perdere la vita sono stati due civili e cinque assalitori (due suicidi, gli altri uccisi dalla polizia) che avevano preso di mira un locale della catena di caffetterie Starbucks. Per diverse ore si è prolungato un conflitto a fuoco con le forze di sicurezza.

Perché mai organizzare un attacco nel più popoloso dei paesi musulmani? La risposta è difficile da dare e occorrerà aspettare l’esito delle indagini. Nella rivendicazione fatta circolare in rete, l’Isis – se davvero è dietro questi fatti – ha parlato di attacchi organizati per colpire “cittadini della coalizione crociata”.

La polizia ha comunque puntato il dito contro Bahrun Naim, un indonesiano noto alle forze dell’ordine già dal 2010 e che si troverebbe attualmente in Siria. Secondo questa ipotesi sarebbe stato Naim a organizzare l’attacco. Secondo stime correnti almeno 200 indonesiani si sono recati in Siria per combattere nelle fila dell’Isis.

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