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Gli Stati Uniti non garantiscono la privacy: la Corte europea contro social e data transfer

    di  .  Scritto  il  7 ottobre 2015  alle  6:00.

La decisione della Corte di Giustizia europea di giudicare invalido il ‘patto’ che consente ai giganti tech americani di trasferire dati sensibili dall’Europa agli Stati Uniti, il cosiddetto Safe Harbour Agreement, potrebbe avere pesanti conseguenze per le stesse società ed è, allo stesso tempo, un’espressione di giudizio non certo benevola per gli standard Usa. In sostanza, si dice che gli Stati Uniti non sono un luogo sicuro per i nostri dati sensibili.internet

Il patto aveva retto per 15 anni, ma ora è rimesso in discussione così come sono rimessi in discussione i criteri usati da alcune grandi firme, in primo luogo Facebook. Quest’ultima ha intanto alzato le mani sostenendo di non aver mai agito scorrettamente.

Il flusso di dati e informazioni ha finora preso la rotta dell’America passando per l’Irlanda. Il piccolo paese del nord Europa, anglofono, ha costituito in effetti un’ottima base logistica e più a basso costo che l’Inghilterra per tante major americane. Ora però bisognerà fare i conti con una sentenza nata da un esposto presentato da un cittadino austriaco preoccupato dalla condivisione di dati operata dai social network.

“Ho apprezzato la posizione espressa dalla Corte che spero divenga adesso una pietra miliare per la privacy online” ha detto Max Schrems. “Questa sentenza – ha aggiunto l’autore dell’esposto – chiarisce che i sistemi di sorveglianza di massa violano i nostri diritti fondamentali”.

I critici sostengono invece che i nuovi vincoli potrebbero avere conseguenze negative sul fronte economico e nello scambio di informazioni tra Stati Uniti ed Europa.

Entrato in vigore nel 2000, secondo la Corte di Giustizia Safe Harbour non risponde più a quel criterio fondamentale dell’Unione Europea che vieta il trasferimento di dati in altre parti del mondo che non garantiscono “un’adeguata” protezione della privacy. Pesano forse su questo giudizio, le notizie che negli ultimi anni hanno frequentemente riportato agli onori della cronaca i sistemi utilizzati da servizi di sicurezza statunitensi per controllare in maniera sistematica e massiccia conversazioni telefoniche, mail e altre forme di comunicazione.

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