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Affondamento Rainbow Warrior di Greenpeace, agente servizi francese chiede scusa

    di  .  Scritto  il  7 settembre 2015  alle  7:00.

greenpeacenuovazelandaSi è scusato con la famiglia della vittima delle sue azioni, con Greenpeace e con il governo della Nuova Zelanda.

In un’intervista televisiva concessa al programma domenicale della Televisione della Nuova Zelanda Jean-Luc Kister ha ammesso di essere stato il sommozzatore che il 10 luglio del 1985 ha piazzato due cariche sulla chiglia della nave di Greenpeace Rainbow Warrior mentre era ancorata nel porto di Auckland.

L’esplosione provocò la morte del fotografo “Fernando Pereira” che si trovava a bordo dell’imbarcazione di Greenpeace pronta a salpare per l’atollo di Muroroa nella Polinesia francese per ostacolare i test nucleari che Parigi stava conducendo nel Pacifico.

“Normalmente noi agiamo come dei chirurghi. Ho piazzato io le due cariche. Ero il leader della squadra (incaricata del sabotaggio, ndr) e avevo la responsabilità dell’operazione” dice Kister ai microfoni della televisione neozelandese.

Alla domanda del giornalista che gli chiede se considera l’operazione un successo, Kister risponde: “per me è stato un gran fallimento. Non abbiamo avuto la possibilità di testare l’effetto dell’esplosivo sullo scafo e il risultato è stata la morte accidentale di un uomo innocente”.

Kister ha poi aggiunto che non era intenzione sua e del team di uccidere qualcuno e ha inviato le proprie scuse alla famiglia di Pereira a tutte le persone a bordo dell’imbarcazione e al popolo della Nuova Zelanda.

L’affondamento del Rainbow Warrior è stata “sproporzionata” ha continuato l’ex-agente della DGSE e “una ingiusta, operazione clandestina condotta in un paese alleato, amico e pacifico”

“Abbiamo dovuto obbedire agli ordini, eravamo soldati” ha detto ancora Kister il quale alla domanda del giornalista da dove fosse arrivato l’ordine ha risposto: “Lei deve sapere che in Francia il Presidente è il capo dell’esercito. Quanto accaduto si sarebbe potuto trasformare in un Watergate, un Watergate francese”.

La Francia si è scusata e ha pagato i danni per l’operazione e nel 1996 ha messo fine ai test nucleari che avevano dato il via alla proteste di Greenpeace.

Solo due agenti hanno subito un processo per l’attacco, Dominique Prieur e Alain Mafart. Furono arrestati in Nuova Zelanda dopo l’attacco e condannati a 10 anni di prigione per massacro. Tuttavia, sulla base di un accordo politico, vennero trasferiti in una base nella Polinesia francese e rilasciati un paio di anni più tardi.

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