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ONU: Striscia di Gaza, un posto “invivibile” entro cinque anni

    di  .  Scritto  il  3 settembre 2015  alle  7:00.

Photo: UNICEF/Eyad El Baba

Photo: UNICEF/Eyad El Baba03

Se la tendenza socio economica degli ultimi anni non verrà invertita la Striscia di Gaza diventerà un luogo “invivibile” entro i prossimi cinque anni.

A sostenerlo è l’ultimo rapporto redatto dalla Conferenza delle Nazioni Unite sul commercio e lo sviluppo (UNCTAD)  nel quale si precisa che oltre a otto anni di blocco economico, negli ultimi sei anni Gaza ha subito tre operazioni militari che hanno in frantumi la sua capacità di esportare e produrre per il mercato interno, devastato il suo sistema infrastrutturale già debole e cancellato il tempo per la ricostruzione e la ripresa economica .

Secondo l’UNCTAD, il conflitto ha accelerato la “sottosviluppo” del territorio palestinese occupato, un processo mediante il quale lo sviluppo non solo viene ostacolato ma viene addirittura invertito.

La relazione mette in evidenza le gravi crisi di Gaza riguardanti l’acqua e l’elettricità, così come la distruzione di infrastrutture vitali durante le operazioni militari nei mesi di luglio e agosto 2014. Per esempio, si ritiene che 1,8 milioni di abitanti di Gaza utilizzino per il proprio fabbisogno di acqua le falde acquifere costiere come fonte principale di acqua dolce, ma il 95 per cento di questa acqua risulta essere non potabile.

Oltre alle 500.000 persone che sono state sfollate a Gaza a seguito della più recente operazione militare, il rapporto stima notevoli perdite economiche, compresa la distruzione o il danneggiamento grave di più di 20.000 case palestinesi, 148 scuole e 15 ospedali.

Gravi danni sono stati inoltre inflitti all’unica centrale elettrica di Gaza.

L’ONU stima che nel 2014, la disoccupazione a Gaza ha raggiunto il 44 per cento, il livello più alto mai registrato. L’UNCTAD descrive il benessere economico dei palestinesi che vivono a Gaza  come peggiorato rispetto a venti anni fa.

“Il deterioramento della situazione economica – si legge in una sintesi del rapporto pubblicata sul sito delle Nazioni Unite – è dovuta quasi interamente a una serie di politiche economiche discriminatorie imposte” dall’esterno.

“Queste includono la decisione di Israele di trattenere quasi 700 milioni di dollari di reddito doganale palestinese (proveniente dalle tasse sulle importazioni nel territorio palestinese occupato), aggravando una crisi fiscale per l’Autorità nazionale palestinese, per conto della quale Israele ha il compito di raccogliere i dazi” recita ancora la nota ONU.

Infine, l’UNCTAD avverte che il sostegno dei donatori resta una condizione necessaria ma non sufficiente per la ripresa e la ricostruzione di Gaza. L’unico vero modo per invertire la tendenza economica in atto sarebbe la rimozione del blocco.

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