Socialize

Colombia: il processo di pace in equilibrio precario, più che mai

    di  .  Scritto  il  10 luglio 2015  alle  10:07.

Doveva essere “l’anno della pace” questo 2015 per la Colombia, un refrain ripetuto fino allo sfinimento, prima che nelle ultime settimane una grande incognita piombasse sul destino dei difficili negoziati in corso dal novembre del 2012 all’Avana. Il 75% dei colombiani – sondaggio “Pulso país” di Datexco – non crede possibile la firma di un accordo che metta fine a oltre mezzo secolo di conflitto entro la fine dell’anno. L’indice dei negativi è il più alto degli ultimi due anni e mezzo e comporta già un aumento dell’8% rispetto a maggio. Secondo la stessa ricerca, appena il 19% dei colombiani ha conservato la speranza di un’imminente intesa di pace fra il governo e le Forzr armate rivoluzionarie della Colombia (Farc). Ma anche il sostegno al modo in cui il presidente Juan Manuel Santos, indiscusso protagonista, sta gestendo le trattative sta venendo meno: il 78% degli intervistati lo disapprova a fronte di appena un 21% che lo ritiene corretto.Farcmurales

C’è da dire che il sondaggio arriva nel momento più critico per i negoziati, dopo un ritorno pesante agli attacchi armati contro le forze di sicurezza e le infrastrutture petrolifere da parte della guerriglia, che ha causato pesanti conseguenze nel sud e sudovest del paese. Azioni che fanno dubitare sulla volontà politica delle Farc di raggiungere la pace, mentre fra le personalità politiche più in vista diventa particolarmente apprezzato l’ex presidente Alvaro Uribe, strenuo nemico del negoziato dell’Avana, premiato – sempre secondo Datexco – con il 57% di popolarità, davanti al vice presidente German Vargas Lleras e al procuratore generale Eaduardo Montealegre.

E Santos è stato costretto a un ultimatum: “Continuando con queste cose (gli attentati, ndr) giocano con la candela e questo processo può avere fine perché non possiamo mantenere in modo indefinito questa situazione; perché il popolo colombiano si confonde e non capisce” ha tuonato il capo dello Stato. E ha aggiunto, affrontado di petto uno dei nodi del dibattito: “Se non accetteranno la giustizia non ci sarà la pace. Vogliamo essere generosi nell’applicazione della pena; lo saremo, ma dovranno essere processati e condannati”. Santos ha anche proceduto a un rinnovamento dei vertici militari, scegliendo uomini specializzati nell’infliggere duri colpi al movimento armato ribelle.

La posizione del presidente è stata inoltre sostenuta e difesa dal suo capo negoziatore ai colloqui cubani, l’ex vice presidente Humberto de la Calle: “La pazienza dei colombiani è agli sgoccioli – ha detto – quindi voglio dire alle Farc con totale serietà che questo può finire. Può darsi che un giorno non ci incontreremo più al tavolo dell’Avana; quello che sta accadendo è davvero insopportabile per i colombiani”. Per tutta risposta, replicando alle pressioni nelle ultime ore le Farc hanno annunciato un nuovo cessate-il-fuoco unilaterale che entrerà in vigore il 20 luglio: è il terzo negli ultimi due anni e il primo nel clima di crescente pessimismo che accompagna il processo di pace. Anche Cuba, Norvegia, Cile e Venezuela, i paesi garanti e accompagnatori delle storiche trattative, hanno rivolto un appello accorato alle parti per dare una nuova spinta, positiva, ai colloqui.

 

→  Stampa articolo (o crea PDF)
→  Condividi o invia per e-mail

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *