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Colombia: a Tumaco, dove la palma da olio fa bene anche alla sicurezza

    di  .  Scritto  il  19 giugno 2015  alle  9:58.

 

Dopo anni di malattie, violenza e una gravissima crisi economica e sociale, tornano a dare i loro frutti le piantagioni di palma da olio a Tumaco, uno degli epicentri del narcotraffico con oltre 5000 ettari seminati a coca, circa il 10% del totale sparso nel territorio nazionale. La Federazione nazionale dei coltivatori di palma da olio (Fedepalma) ha gli occhi puntati su questa località del sudovest della Colombia nota, paradossalmente, come la “Perla del Pacifico”, al confine con l’Ecuador, dove la debacle dei produttori era cominciata nel 2004: a scatenarla era stata la cosiddetta ‘Pudricion del Cogollo’, una piaga che aveva colpito 35.000 ettari della materia prima del biodiesel, 17.000 dei quali appartenenti a piccoli e medi ‘campesinos’, causando perdite per 400 miliardi di pesos, circa 200 milioni di dollari, in una regione storicamente colpita dalla povertà e dall’esclusione sociale.colombiatumaco

Anni dopo, anche il fiume Mira aveva inferto un duro colpo, esondando e allagando i campi e provocando 30.000 senza tetto. Il tutto sommato a una crisi strutturale provocata dagli ‘eredi’ delle Autodifese unite della Colombia (Auc), i feroci paramilitari dediti a violenza, estorsioni, narcotraffico, a carico di una popolazione di circa 170.000 abitanti, quelli registrati, a cui se ne somma un numero difficile da calcolare di sfollati, desplazados, a causa dei gruppi armati.

Eppure, c’è chi non s’è perso d’animo dedicandosi con tenacia al recupero della palmi coltura, infine possibile grazie anche all’incrocio delle specie Coarí e LaMé, con il risultato di una nuova variante ibrida conosciuta come OxG, molto più resistente alle malattie e capace di dare un olio di qualità superiore. “Dopo la crisi del 2004, restavano appena 2000 ettari di palma, ma negli ultimi cinque anni si è tornati a circa 17.000. Piantagioni che ora danno i loro primi frutti e che hanno rilanciato anche il lavoro creando 2154 nuovi posti diretti e 3231 diretti” ha rilevato Gabriel Pélaz, direttore per le questioni istituzionali di Fedepalma.

La necessità immediata, secondo le cooperative dei produttori, è che il governo faciliti l’accesso ai crediti per i ‘campesinos’: questo, dicono, creerebbe le condizioni ottimali per poter coltivare nei primi quattro anni, al termine dei quali la palma è diventata autosostenibile. “Abbiamo la gente, la voglia, le terre…ci manca solo il capitale” sostiene Julio Sevillano, responsabile dei Palmeros del Pacifico Sud (Palmasur). Rinnovare un ettaro di coltivazioni richiede circa 15 milioni di pesos, ovvero 7500 dollari.

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