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Repubblica dominicana: haitiani a rischio espulsioni di massa, ore decisive

    di  .  Scritto  il  18 giugno 2015  alle  10:33.

Si respira alta tensione in Repubblica Dominicana, a poche ore dalla scadenza massima per registrarsi al Piano di regolarizzazione degli stranieri presenti sul territorio nazionale, in stragrande maggioranza haitiani che ora rischiano deportazioni di massa. Per evitarlo, decine di migliaia di dominicani di origine haitiana avrebbero dovuto servirsi della legge speciale per la naturalizzazione, ma in pochi sono riusciti a completare l’iter, ha avvertito Amnesty International, temendo l’avvio di una incontrollata caccia alle streghe.haitidominicana

“Ai dominicani di origine haitiana non è stato offerto un meccanismo alternativo. Nessuno ha prestato loro attenzione, sono dei veri apolidi” ha protestato Angelita Baeyens, direttrice del Centro per i diritti umani Robert F. Kennedy, deplorando la mancanza di una proroga al provvedimento che sarà reso effettivo da una squadra di funzionari del Dipartimento immigrazione, sostenuti da 2000 militari; di certo “non le forze più adeguate per questo tipo di operazioni”. I rimpatri scatteranno dunque non appena chiuso il limite per iscriversi al Piano: è previsto che le operazioni si tengano in un orario compreso fra le 06:00 e le 17:00, eccetto domenica e giorni festivi, e che vi sia una supervisione da parte di esponenti di organismi internazionali che ne dovranno certificare la legittimità.

I membri delle forze armate non sono autorizzati, sulla carta, ad utilizzare armi legali, ma potranno usare senza limiti manganelli e taser. “Le deportazioni sono irreversibili” ha ammesso Joseph Cherubin, della Red de Encuentro Dominico Haitiano Jacques Viau, auspicando, almeno, che non siano praticate di massa ma in forma individuale, nel rispetto dei diritti umani. Quanti saranno gli immigrati coinvolti resta un mistero: si stima che in territorio dominicano vivano almeno 500.000 haitiani – alcune fonti parlano di un milione – ma che si siano iscritti al Piano in poco più di 250.000. Alcuni settori, tuttavia, non hanno potuto accedervi, come i lavoratori delle piantagioni di canna da zucchero che hanno inscenato in questi giorni proteste di fronte al ministero dell’Interno e della Polizia a Santo Domingo.

“Restano fuori, nonostante molti abbiano addirittura una pensione di Stato, per essere stati almeno trent’anni al servizio del paese. Molti sono haitiani, sul piano politico, ma hanno vissuto tutta la loro vita qui, sono socialmente dominicani. Il loro rimpatrio è ingiusto” ha commentato Cherubin. Ad aumentare la tensione, l’annuncio del ministro del’Interno e della Polizia, José Ramón Fadul, sull’apertura di un’inchiesta su gruppi che starebbero organizzando un “boicottaggio” dei rimpatri. Ma c’è chi continua a denunciare l’assoluta arbitrarietà del provvedimento: “Almeno la metà degli haitiani che lavorano nei campi sono già di fatto regolarizzati” ha detto ai giornalisti Osmar Benítez, vicepresidente della Junta Agroempresarial Dominicana (JAD).

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