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In Messico violenze, proteste, boicottaggi: domenica al voto per elezioni storiche

    di  .  Scritto  il  6 giugno 2015  alle  6:00.

Lo hanno trovato appeso al soffitto con una corda al collo e un colpo di proiettile a una tempia, negli uffici del suo partito, il Partido de la Revolución Democrática (PRD), a calle Tonalá, Città del Messico: così è morto il responsabile delle finanze dello schieramento di opposizione di centro-sinistra del Distretto Federale, Julio Manuel de Caso González, alle battute finali della campagna per le elezioni più imponenti della storia del Messico; un voto, quello del 7 giugno, preceduto da una sequela di omicidi a sfondo politico e minacce di boicottaggio in un clima di forte agitazione sociale.messicoelezioni

Julio Manuel de Caso González si sarebbe dunque suicidato – in questi termini ne ha parlato il Procuratore generale del DF, Rodolfo Ríos Garza, in attesa dell’esito dell’autopsia – un gesto per il momento attribuito a “gravi problemi personali”: così il segretario perredista ha allungato la lista delle vittime di una campagna segnata da almeno venti omicidi, fra candidati e attivisti politici, e pesanti azioni di boicottaggio da parte del sindacato dei docenti e dei familiari dei 43 studenti ‘desaparecidos’ nel settembre scorso nello stato meridionale di Guerrero.

E proprio a Guerrero manifestazioni di protesta si sono ripetute per l’intera settimana, così come a Oaxaca e in Chiapas: i maestri, in sciopero da lunedì, chiedono una deroga alla riforma educativa promulgata nel 2013; con loro anche gli studenti e i parenti dei ragazzi di Ayotzinapa che continuano ad invocare “il ritorno in vita” dei loro figli scomparsi, vittime della brutalità della polizia in alleanza con i narcos. Si oppongono a un voto che considerano una farsa, poiché si svolge in condizioni di profonda insicurezza e a cui partecipano numerosi candidati sospettati di appartenere alla criminalità organizzata.

Ma per il presidente Enrique Peña Nieto e il suo Partido Revolucionario Institucional (PRI), la posta in gioco alle elezioni federali di metà mandato è altissima. Elogiato per le riforme, contestato principalmente per l’insicurezza e la connivenza fra Stato e bande criminali – con il clamoroso e drammatico caso dei ragazzi di Ayotzinapa, i cui corpi non sono ancora stati ritrovati – EPN dovrà approfittare di uno storico evento elettorale in cui si rinnoveranno 1996 incarichi: si andrà al votoper la Camera dei Deputati federale, i governatori di nove Stati (Baja California Sur, Campeche, Colima, Guerrero, Michoacán, Nuevo León, Querétaro, San Luis Potosí e Sonora), i Congressi degli Stati di México, Guanajuato, Jalisco, Morelos, Tabasco e Yucatán e altri incarichi locali. Per il presidente dell’organo elettorale, LorenzoCórdova, il Messico domenica si gioca “il suo futuro democratico” in un contesto molto complesso, col rischio di boicottaggio a Guerrero e Oaxaca e l’insicurezza che domina in gran parte del territorio nazionale.

Fra le novità – oltre all’entrata in scena del neonato Instituto Nacional Electoral, in sostituzione dell’Instituto Federal Electoral, grazie alle riforme politiche approvate nel 2014 che prevedono anche, per la prima volta, la parità di genere per le candidature ai parlamenti statali e a quello federale – la possibilità di candidarsi per gli indipendenti: è il caso dell’aspirante governatore allo Stato di Nuevo León, il più importante per estensione e ricchezza, Jaime Rodríguez detto “el Bronco”, che ha buone probabilità di assestare un duro colpo al PRI. Ma gli occhi saranno soprattutto puntati sui turbolenti Stati meridionali e su Michoacán, ‘culla’ dei cartelli della droga. Prevedere l’esito di un voto così ampio e frammentato resta tuttavia complesso. Secondo VíctorAlarcón, docente di Scienze Politiche alla Universidad Autónoma Metropolitana (UAM), le forze di opposizione – il PRD e il conservatore Partido Acción Nacional (PAN) – non hanno dimostrato in campagna concrete capacità di un cambio di rotta, legati a quel Patto per il Messico che nel dicembre 2012 fu suggellato insieme al PRI in nome della governabilità e delle riforme.

Da allora le riforme sono state fatte in settori chiave come l’energia e le telecomunicazioni, il governo priista si è speso per proiettare nel mondo l’immagine di un Messico in piena evoluzione, ma nascondere la polvere sotto il tappeto è servito a poco in un paese che conta oltre 22.000 ‘desaparecidos’, accanto a decine di migliaia di morti, 57.899 contati solo nei primi 20 mesi del governo peñista, dal 1° dicembre 2012 al 31 luglio 2014 (dati del Sistema Nacional de Seguridad Pública-SNSP). Con drammatica prepotenza, all’ordine del giorno della campagna elettorale sono tornati la violenza e il grido di protesta delle madri di Ayotzninapa.

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