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Cuba: l’Avana e il sistema interamericano, la sfida di Luis Almagro

    di  .  Scritto  il  29 maggio 2015  alle  6:00.

 

Convincere Cuba a reintegrarsi nell’Organizzazione degli Stati Americani (OEA) è la sfida principale che si appresta ad accogliere l’uruguaiano Luis Almagro, l’ex capo della diplomazia di Montevideo, nuovo segretario del blocco panamericano. Capace di costruire una buona relazione con L’Avana già ai tempi del suo mandato ministeriale (2010-2015), Almagro è considerato l’uomo giusto per parlare con il governo di Raúl Castro, sebbene le attese che Cuba torni ad essere un membro attivo dell’OEA siano scarse.Luis-Almagro

“Si tratta di una procedura che richiede i suoi tempi. Noi spingeremo per accelerarli, ma senza vulnerare gli interessi dei protagonisti” hanno riferito fonti dell’entourage di Almagro. La linea di fondo condivisa a Washington è che non si possa passare “dal niente al tutto”, di conseguenza la strategia è quella di stringere progetti concreti di cooperazione che spianino la strada al ritorno di Cuba, l’unico paese del continente che non partecipa alle attività dell’organismo regionale. Il segretario uscente, il cileno José Miguel Isulza, si congeda dopo aver lasciato “la porta aperta” per il ritorno dell’Avana e rivendica una serie di successi diplomatici che hanno contribuito ad avviare il disgelo fra la Casa Bianca e il governo Castro: la revoca della sospensione di Cuba dall’OEA, nel 2009, la prima visita di un segretario generale del blocco sull’isola in mezzo secolo, nel 2014, la prima partecipazione di Cuba al Vertice delle Americhe, l’aprile scorso a Panama.

Membro dell’OEA dalla sua fondazione, nel 1948, Cuba era stata sospesa nel 1962 dopo il trionfo della Rivoluzione di Fidel, per la sua adesione al marxismo-leninismo nell’ambito della Guerra Fredda. L’isola è così vissuta per cinque decenni in una sorta di “limbo”, mentre la Commissione interamericana dei diritti umani (CIDH) denunciava senza sosta abusi e violazioni, nel silenzio delle autorità.Opinione diffusa nei circoli diplomatici nordamericani è che per

L’Avana il principale ostacolo sia la piena accettazione del Sistema Interamericano dei Diritti Umani, con la sottoscrizione della Carta Democratica: una questione prettamente politica. La Carta Democratica Interamericana, approvata nel 2001, stabilisce che la rottura dell’ordine democratico o la sua alterazione in uno Stato membro costituiscono “un ostacolo insuperabile” alla partecipazione del suo governo alle attività dell’organismo. “Le dittature militari del passato non sono mai state escluse dall’OEA. Credo che la strada migliore sia accettare che Cuba affronti una transizione e coinvolgerla su tutti i fronti” ha osservato Peter Hakim, presidente emerito ed esperto dell’Inter-American Dialogue. “Le istituzioni più apprezzate dell’OEA sono la sua Corte, la Commissione dei diritti umani e le missioni elettorali. Nessuna di queste fa comodo a Cuba” ha aggiunto.

Il testo approvato nel 2009 per revocare la sospensione di Cuba dall’OEA si limita ad affermare che la sua partecipazione ai lavori del blocco “sarà il risultato di un processo di dialogo avviato su richiesta del governo di Cuba e in conformità con le pratiche, i propositi e i principi dell’OEA”. Sta di fatto che alla notizia della cancellazione della sanzione, Cuba ha reagito precisando di non aver mai richiesto il reintegro nell’OEA, accusandola di essere al servizio degli interessi degli Stati Uniti “con una storia tenebrosa ed estremista”. Da allora, L’Avana non ha fatto passi avanti, confermando il totale disinteresse per un organismo ampiamente messo in questione anche da altri paesi della Alianza Bolivariana (ALBA) che ne sono al contempo membri a pieno titolo come Venezuela, Ecuador, Bolivia e Nicaragua.

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