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Cuba-Stati Uniti: l’Avana e Washington scrivono la storia

    di  .  Scritto  il  18 dicembre 2014  alle  10:29.

“Il Natale del 1962 fu il primo (dopo la Rivoluzione, ndr) ad essere festeggiato senza carne di maiale e torrone, con i giocattoli razionati. Ma fu il primo nella storia di Cuba in cui tutti i bambini, senza eccezione, ebbero almeno un giocattolo”. Così Gabriel Garcia Marquez descriveva in “L’Avana ai tempi del blocco”, i primi impatti dei razionamenti dovuti all’embargo americano che, cominciato il 19 ottobre 1960 dal 7 febbraio 1962 era stato esteso a quasi tutte le importazioni.US President Barack Obama delivers an address to the Nation on Cuba

Mezzo secolo dopo, in un pronunciamento che, retorica o meno, passerà alla storia, il 17 dicembre 2014 Barack Obama ha decretato l’assoluta sconfitta del “bloqueo”, aprendo a una drastica svolta nei rapporti con l’isola. Da Washington Obama ha parlato al mondo, annunciando il prossimo ripristino delle relazioni con l’Avana, confermando uno strategico scambio di prigionieri, attestando la volontà di compiere un passo inedito verso l’isola, perché “Todos somos americanos”. Dall’Avana, in contemporanea, Raùl Castro ha celebrato il ritorno dei “Cinque Eroi” – ricordati e omaggiati in ogni luogo abitato di Cuba – esortando il collega a “rimuovere gli ostacoli” fra i due popoli per la tanto auspicata “normalizzazione” dei rapporti e per poter finalmente “convivere nelle differenze”.

Il tutto dopo una storica telefonata, la prima, al livello ufficiale, fra un leader statunitense e un cubano dall’entrata dei rivoluzionari all’Avana nel 1959, propiziata da un intenso e discreto lavoro di mediazione del Vaticano e del Papa argentino, Jorge Bergoglio, che seguendo le orme dei suoi predecessori Giovanni Paolo II e Benedetto ha favorito l’apertura all’isola e il riavvicinamento.

Nelle ultime ore, almeno a parole si è fatta, dunque, la storia – concordano gli osservatori – ma la strada è ancora lunga e in salita. Obama non può da solo revocare l’embargo con un Congresso da sempre restio a qualsiasi segno di distensione con Cuba e con leader repubblicani come il senatore Marco Rubio – figlio di cubani – che ha già promesso di fare il possibile per “bloccare questo tentativo pericoloso e disperato del presidente”.

Sta di fatto che per l’amministrazione Obama aprire a Cuba è una questione di primario interesse, anche a fronte delle aspettative, deluse, di quei ‘latinos’ così importanti per l’elezione e la conferma dell’inquilino della Casa Bianca, ma che non sono mai stati una priorità. E in agenda Obama ha da tempo già un impegno: quello di ritrovarsi con Raul alla Cumbre de las Américas a Panamá il prossimo aprile.

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