Socialize

Azerbaigian: la comunità internazionale si mobilita per Khadija

    di  .  Scritto  il  9 dicembre 2014  alle  6:00.

Khadija Ismayilova è una reporter azera che lavora per Radio Free Europe/Radio Liberty da Baku. Il 5 dicembre è stata arrestata e condannata a due mesi di detenzione preventiva perché, secondo il procuratore generale, avrebbe esortato un freelance al suicidio convincendo il direttore di RFE/RL a non farlo più collaborare con l’emittente. Ma in realtà si tratta solo di un pretesto per fermare la sua attività investigativa che ha già portato alla luce gli affari non sempre trasparenti della famiglia Aliyev, al governo dell’Azerbaigian da quando è crollata l’URSS, prima con il padre Heydar, dal 1993-2003, e poi con il figlio Ilham, dal 2003 a oggi.khadija_ismayilova

La Ismayilova è una reporter di fama internazionale che ha lavorato su temi come corruzione e criminalità organizzata, vincendo riconoscimenti come lo “Shining Light Award”, assegnato dal Global Investigative Journalism Network a chiunque si distingua per aver svolto attività d’inchiesta nei paesi in via di sviluppo o di transizione e il “Courage in Journalism Award”, assegnato dall’International Women Media Foundation. L’arresto ha innescato una spirale di critiche e una campagna di sensibilizzazione per fare pressioni sul governo dell’Azerbaigian. Dunja Mijatović, rappresentante OSCE per la libertà dell’informazione, ha condannato la detenzione dell’Ismayilova come “una intimidazione tendente a far tacere le voci libere e critiche”.

Amnesty International ha parlato di “un tentativo di imbavagliare i media liberi”, mentre il comitato per la protezione dei giornalisti ha parlato di “accuse e arresti inventati”. L’Azerbaigian occupa il 160° posto su 180 nella classifica sulla libertà di stampa di Reporter senza frontiere. Per sostenere Khadija è stata aperta una pagina Facebook, “Free Khadija”, che in due giorni ha raccolto già oltre mille persone, mentre l’hashtag “#FreeKhadija” viene twittato continuamente. Sempre su Twitter Marina Walker Guevara, vicedirettrice dell’International Consortium of Investigative Journalist, scrive: “Khadija non lavora da sola ma in team. Dovete arrestarci in 65 paesi per metterla a tacere”.

Il 14 febbraio di quest’anno la Ismayilova aveva rilasciato un’intervista al sito www.article19.org in cui diceva: “se e quando mi arresteranno, voglio essere sicura che il pubblico conosca le ragioni. Le inchieste sulla corruzione sono la ragione del mio arresto. Al governo non fa piacere il mio lavoro”.  La pagina Facebook “Free Khadija” invita a mandare lettere e sollecitazione al governo azero o alle ambasciate dei paesi di residenza, mentre un progetto investigativo transfrontaliero si impegnerà a indagare sui beni e gli affari della famiglia Aliyev e la sua cricca, anche per non lasciare sola Khadija.

→  Stampa articolo (o crea PDF)
→  Condividi o invia per e-mail

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *