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Stati Uniti: la lunga mano delle banche sulle materie prime, un’inchiesta ne svela l’influenza

    di  .  Scritto  il  20 novembre 2014  alle  6:19.

Il Congresso americano ha accusato ieri tre banche – Goldman Sachs, JPMorgan Chase e Morgan Stanley – di aver “potenzialmente” manipolato i prezzi delle materie prime. Le audizioni dei responsabili dei tre istituti finanziari sono in programma tra oggi e domani al Senato.statiunitigoldman_sachs_tower

“Dal 2008, Goldman Sachs, JPMorgan Chase e Morgan Stanley si sono impegnati in doverse attività multimiliardarie e realtive alle materie prime, giungendo a controllare o ad acquistare direttamente enormi quantitativi delle stesse” si legge in un rapporto stilato da una commissione del senato. Tra le materie prime che sarebbero finite nella ‘trama’ messa su dalle banche ci sono il petrolio, il gas naturale, l’alluminio, l’uranio e altre ancora.

Secondo l’inchiesta, le banche sono divenute proprietarie sia di depositi di stoccaggio che di centrali alettriche, miniere, giacimenti e oleodotti. Un mix di elementi che secondo il senato americano genera una concorrenza sleale rispetto alle industrie vere e proprie e a soggetti estranei al mondo delle banche.

Le tre banche sarebbero state, in sostanza, nella posizione di influenzare i prezzi delle materie prime “mettendo a rischio l’integrità dei mercati”. Alcuni senatori americani stanno in queste ore insistendo perché si impongano separazioni obbligatorie tra l’attività bancaria e quella commerciale, impendendo a Wall Street di utilizzare informazioni confidenziali a suo vantaggio e a detrimento dell’industria e dei consumatori.

L’inchiesta è partita dalle accuse contro la Goldman Sachs di un produttore di alluminio, la Superior Extrusion, che ha lanciato una ‘class action’ contro l’istituto e contro la London Metal Exchange, principale Borsa per l’alluminio accusando entrambi di “comportamenti anticoncorrenziali e monopolistici”.

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