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Nasce a Bruxelles l’Istituto europeo della pace

    di  .  Scritto  il  13 maggio 2014  alle  7:00.

uepaceE’ stato inaugurato ufficialmente ieri a Bruxelles, dopo una gestazione durata quasi quattro anni, lo European Institute of Peace – l’Istituto europeo della pace, istituzione dal profilo ancora incerto ma che si prospetta centrale nel sostegno delle politiche europee riguardo la trasformazione, la prevenzione ed il superamento dei conflitti.

Organismo indipendente pensato per agevolare il compito di risolvere le controversie internazionali dentro e fuori l’Unione Europea, la struttura sarà guidata dall’talo-svedese Staffan de Mistura, un passato all’Onu e da viceministro degli Esteri in Italia nel precedente governo Monti.

Una colomba stilizzata che richiama le figure realizzate con l’origami (l’arte giapponese del piegare la carta) e tre stelle il simbolo usato per l’Istituto, di cui molti non capiscono la ragion d’essere. I cronisti in sala fanno domande su altri temi approfittando della presenza dei ministri. “Preferirremo parlare d’altro, altrimenti la nascita dell’istituto rischia di perdersi in mezzo agli altri temi”, la risposta di De Mistuira. Un cronista della stampa statunitense è perplesso. “Non vi sembra ci siano già abbastanza istituzioni?”. “E’ uno strumento in più per promuovere la pace attraverso dialogo informale e attività di mediazione”, la replica di De Mistura, impegnato più a fugare dubbi e perplessità della stampa che promuovere la “sua” creatura.

In un contesto globale nel quale conflitti e rischi annessi aumentano, il ruolo dell’Unione europea in politica estera rimane ancora molto timido, e la crisi economica non aiuta a potenziare gli strumenti presenti (già Echo, la direzione generale della Commissione che si occupa di protezione civile e aiuti umanitari, ha visto di molto ridotto il suo budget).

Voluta fortemente dalla Svezia, la fondazione è sostenuta da nove paesi europei: oltre al regno nordico partecipano Belgio, Finlandia, Italia, Lussemburgo, Polonia, Spagna, Svizzera e Ungheria. Loro – ad esclusioen della Spagna – per il primo anno di attività metteranno sul piatto complessivamente tre milioni di euro, poi la fondazione finanzierà le proprie attività attraverso donazioni pubbliche e private.

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