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Divario sociale, nei paesi Ocse sempre più differenza tra ricchi e poveri

    di  .  Scritto  il  19 marzo 2014  alle  6:00.

L’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (Ocse) chiede di “orientare” la protezione sociale verso i più svantaggiati, quelli che sono stati maggiormente colpiti dalla crisi e che hanno bisogno di una rete di sicurezza “minima” per non cadere nello status di “emarginati”.greciaprotestepovertà

Con la pubblicazione del rapporto “Panorama sulla società”, l’Ocse osserva che con la ripresa economica non ci si può permettere di incorrere nel rischio di lasciarsi tentare dal rinvio delle riforme strutturali, in primis pensioni e sanità.

L’organizzazione ricorda che dal 2007 il numero dei disoccupati nei suoi 34 paesi membri è aumentato di un terzo, fino a 48 milioni di persone, e che la percentuale di famiglie che non riceve alcun reddito da lavoro è raddoppiata in Spagna, Grecia e Irlanda (oltre il 16 per cento).

Questa tendenza interessa soprattutto i giovani e i lavoratori poco qualificati, mentre in termini relativi le donne e gli over 65 sono quelli che meglio stanno uscendo dalla crisi.

In media, con la crisi i ricchi hanno perso meno reddito rispetto ai poveri. Il divario sociale tra il 2007 e il 2010 è stato particolarmente importante in Spagna, Italia, Grecia, Irlanda ed Estonia.

Turchia, Spagna, Slovacchia, Grecia, Italia e Israele sono i paesi dove è più aumentata la povertà in questo periodo. Nel 2010 le maggiori proporzioni di popolazione povera (con redditi inferiori al 50 per cento della media) si riscontravano in Israele (20,9 per cento), Messico (20,4 per cento), Turchia (19,3 per cento), Cile (18 per cento), Stati Uniti (17,4 per cento), Giappone (16 per cento) e Spagna (15,4 per cento), rispetto ad una media dell’11,3 per cento nell’aerea Ocse.

Grecia e Spagna sono stati gli unici paesi membri dell’organizzazione in cui il tasso di occupazione tra il 2007 e il 2013 è sceso di oltre il 10 per cento, per situarsi al 49,2 per cento nel primo e al 54,3 per cento nel secondo, contro il 66,2 per cento di media nell’area Ocse.

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