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Discriminazione, violenze e minacce di Stato: allarme per gli atei in 13 paesi

    di  .  Scritto  il  12 dicembre 2013  alle  6:00.

Gli atei sono discriminati e rischiano la vita in 13 stati nel mondo. Secondo uno studio, non si tratta solo di paesi islamici: anche paesi occidentali apparentemente più democratici discriminano i cittadini che non credono in un dio, nel migliore dei casi, e possono arrivare ad incarcerarli per reati qualificati come blasfemia, nel peggiore.atei

Il Rapporto sulle Credenze 2013 è stato pubblicato due giorni fa dall’Unione Internazionale Umanista ed Etica (Iheu), un’organizzazione che unisce atei, gnostici e scettici della religione, in occasione della Giornata dei Diritti Umani delle Nazioni Unite.

Lo studio è stato condotto in 193 paesi membri dell’Onu e ha coinvolto avvocati ed esperti in diritti umani che hanno supervisionato statuti, atti processuali e resoconti dei media per valutare la situazione globale.

Una prima indagine in 60 paesi lo scorso anno ha dimostrato che erano sette i paesi in cui la morte, spesso per decapitazione pubblica, fosse la punizione per blasfemia, apostasia, rinuncia al proprio credo e cambio di religione.

Ma lo studio più ampio di quest’anno rivela che la tendenza è in aumento, con sei paesi che si sommano. Dunque, in totale: Afghanistan, Iran, Malesia, Maldive, Mauritania, Nigeria, Pakistan, Qatar, Arabia Saudita, Somalia, Sudan, Emirati Arabi Uniti e Yemen.

In altri, come l’India, spesso la polizia si mostra riluttante nell’indagare sui casi di omicidio di atei perpetrati da fondamentalisti religiosi.

In tutto il mondo, secondo il rapporto, “ci sono leggi che negano agli atei il diritto di esistere, revocano loro la cittadinanza, restringono il loro diritto a sposarsi, ostacolano il loro accesso alla pubblica istruzione e impediscono loro di lavorare per lo stato”.

Le critiche alla religione sono trattate come un reato e possono essere equiparate alla blasfemia, aggiunge.

L’Iheu sostiene che c’è discriminazione sistematica o grave contro gli atei anche nei paesi dell’Unione Europea (Ue). La situazione è particolarmente grave in Austria, Danimarca, Germania, Grecia, Ungheria, Malta e Polonia, dove le leggi sulla blasfemia prevedono pene detentive fino a tre anni. Gli unici a salvarsi sono Paesi Bassi e Belgio, che il rapporto descrive come “liberi e egualitari”.

Negli Stati Uniti, la situazione è “alquanto soddisfacente” in termini di rispetto legale dei diritti degli atei. Tuttavia, sono in vigore leggi e pratiche che “equiparano l’essere religioso con l’essere statunitense”.

In America Latina e Caraibi gli atei affrontano una discriminazione sistematica, ad eccezione del Brasile, dove la situazione è “in generale soddisfacente”, e in Giamaica e Uruguay, “liberi e egualitari”.

In Africa, soprattutto in Egitto, Libia e Marocco, gli atei affrontano violazioni sistematiche o gravi.

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