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Turchia: nessun progresso verso la pace? Ocalan potrebbe farsi da parte

    di  .  Scritto  il  31 luglio 2013  alle  7:00.

turchiaocalanAbdullah Ocalan, la storica guida del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (Pkk) agli arresti dal 1999, ha avvertito che smetterà di sostenere il processo di pace con la Turchia se non si registreranno progressi.

“Il processo di pace non può essere questo. Se continua così, toglierò la mia mano. Mi siederò e osserverò senza immischiarmi”, ha minacciato Ocalan, secondo quanto raccontato da suo zio Suleyman Arslan, che lo ha visitato lunedì nella prigione di Imrali, dove sta scontando l’ergastolo.

Ocalan “è triste perché la pace non è arrivata”, ha aggiunto Arslan, citato dal quotidiano turco Hürriyet.

Sua sorella Fatma, che lo ha recentemente visitato in carcere, ha criticato le dure condizioni di detenzioni di Ocalan. I circoli curdi chiedono da tempo che il capo del Pkk sia trasferito ad un carcere normale e che sia consentito ad un’equipe indipendente di medici di esaminare il suo stato di salute.

Il processo di pace tra Pkk e governo turco per porre fine ad un conflitto che ha lasciato 45 mila morti negli ultimi 30 anni è stato criticato dagli altri leader guerriglieri e dai deputati del partito pro-curdo Bdp, secondo i quali Ankara non sta tenendo fede agli impegni presi.

Tuttavia, lo stesso Ocalan ha assicurato lo scorso 21 luglio che il processo era in marcia, sottolineando la necessità di stringere i tempi.

Turchia e Ocalan hanno concordato in marzo un cessate il fuoco nel tentativo di trovare una soluzione al trentennale conflitto tra Ankara e combattenti curdi, che chiedono l’autonomia.

Come parte della tregua, il Pkk ha accettato di ritirare i suoi 2 mila combattenti dalla Turchia e trasferirli nelle sue basi nel nord dell’Iraq, ma il ritiro è stato lento. Il premier turco Recep Tayyip Erdogan ha recentemente affermato che solo il 20% dei militanti del Pkk ha lasciato il paese.

In cambio, il Pkk ha chiesto maggiori diritti costituzionali per i curdi residenti in Turchia, che costituiscono il 20% della popolazione (su un totale di circa 75 milioni).

Il Pkk ha imbracciato le armi nel 1984, esigendo la secessione di parte di territorio nel sud-est della Turchia. Nel conflitto hanno finora perso la vita circa 45 mila persone. Col tempo, il Pkk ha ridimensionato le sue pretese: oggi chiede l’autonomia e diritti culturali e linguistici.

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