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Tunisia: dov’è finita Amina? Si muove la società civile internazionale

    di  .  Scritto  il  27 marzo 2013  alle  7:00.

A 19 anni la fondatrice dell‘organizzazione femminista “Femen” tunisina, Amina, è finita nel mirino per la pubblicazione di una proprio foto in topless su Facebook. La prima reazione indignata è arrivata della zia della ragazza, che in un video su Youtube “ha scomunicato” la nipote dissociandosi dalla sua protesta. Poi è arrivata l’ira di un predicatore salafita, Adel Almi, presidente di Al-Jamia Al-Li-Wassatia Tawia Wal-Islah, che ha invocato prima un centinaio di frustate e poi la lapidazione per la peccatrice Amina. Pochi giorni dopoAmina è scomparsa e non si hanno più sue notizie.tunisiafemen

Inna Shevchenko, fondatrice di Femen in Ucraina, al The Atlantic ha detto con sicurezza che Amina è stata internata in un ospedale psichiatrico a Tunisi. Qualche voce non confermata dice che la ragazza si è suicidata. Ieri il suo avvocato, Bouchra Bel Haj Hmida, ha detto che Amina sta bene ed è serena con la famiglia, anche se rischia il carcere fino a sei mesi se la Corte dovesse confermare l’accusa di violazione della pubblica decenza, scrive l’Huffington Post.

Le donne di tutto il mondo stanno riempiendo Facebook di foto di sé in topless, in segno di solidarietà; “Free Amina” è l’hashtag più popolare su Twitter in questi ultimi giorni e una petizione lanciata dalla saggista e giornalista francese Caroline Fourest ha già raccolto 84.000 firme. L’attivista Maryam Namazie ha indetto la “Giornata internazionale di Amina” per il prossimo 4 aprile, al fine di ricordare agli islamisti e al mondo intero che la misoginia può diventare un’epidemia pericolosa.

Ieri a Tunisi si è aperta la tredicesima edizione del Forum sociale mondiale, un incontro di organizzazioni non governative e società civile organizzato in contrapposizione al Forum economico mondiale di Davos e quest’anno è ospitato in Tunisia perché è stato il paese pioniere della primavera. Uno dei primi incontri, ieri mattina, era dedicato proprio alle donne, “con l’obiettivo di rifiutare il capitalismo selvaggio e qualsiasi modello di sviluppo che le discrimini o le emargini”, scrive il quotidiano francese Le Point.

I partecipanti all’assemblea ieri mattina hanno espresso solidarietà e sostegno al pieno sviluppo dell’uguaglianza e dei diritti femminili che la Tunisia, unica tra i paesi arabi, tutela dal 1956, cioè da quando fu promulgata la Costituzione, ma che oggi rischiano di essere compromessi da alcune frange di estremisti islamici.

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