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Armenia: disastrosa la situazione nelle carceri, detenuti in protesta

    di  .  Scritto  il  14 novembre 2012  alle  7:00.

Un prigioniero si è cucito un occhio con ago e cotone, un altro si è cucito le labbra, un altro ancora si è amputato il mignolo della mano destra. Molti sono in sciopero della fame.

“Cucirsi parti del corpo va di moda, come bucarsi il lobo per mettersi gli orecchini”, ha commentato sprezzante il primo ministro Hrayr Tovmasian.

Sta succedendo in Armenia, dove gli oltre 4800 detenuti sono ricorsi a una forma di protesta estrema per denunciare le condizioni in cui sono tenuti.

Uno scandalo simile divampò il mese scorso in Georgia, dove alcuni video girati clandestinamente nelle carceri misero spalle al muro il governo di Saakashvili, contribuendo a determinarne la sconfitta elettorale.

In Armenia si voterà per le presidenziali a febbraio 2013, non ci sono video schiaccianti, ma gli attivisti ritengono che se i detenuti stanno attuando queste forme di protesta vuol dire che hanno toccato il fondo. E promettono battaglia.

In un rapporto del 2011 pubblicato da dieci osservatori finanziati dall’Open Society Armenia, un ramo dell’Open Society Foundation, si denunciava il clima di illegalità e il sovraffollamento nelle carceri.

In quelle alla periferia di Yerevan, per esempio, il dossier parla di 30 detenuti compressi in celle da 20 mq, senza acqua, senza biancheria intima, senza cure mediche, e con un numero di letti insufficiente.

L’amnistia del 2011 voluta dal presidente Serzh Sagsyan ha liberato 400 prigionieri che però sono stati subito sostituiti da nuovi altri, per cui la situazione non è peggiorata ma neanche migliorata, spiega l’avvocato attivista Sakunts Artur.

Uno dei problemi principali del sistema giudiziario armeno, come quello georgiano e azero, è che si tengono in cella non solo i condannati con sentenza definitiva ma anche gli imputati, e questo causa sovraffollamento, sostiene Sakunts.

Il governo ammette che c’è un problema di vivibilità nelle carceri e senza ulteriori dettagli ha detto che il parlamento sta lavorando a un pacchetto di riforme che verranno rese note il 20 novembre.

“Si punterà sui problemi più facilmente risolvibili come quelli medici e igienici, perché per quelli strutturali ci vorrà del tempo”, dice Naira Zohrabian, del partito Armenia Prosperosa nonché presidente della Commissione parlamentare di integrazione europea. Yerevan ha realizzato diverse riforme del sistema carcerario da quando si è staccata dall’URSS, cioè dal 1991 a oggi, ma tutte con scarsi risultati.

Ora il ministero della Giustizia si è dato una nuova data: il 2017. “Tra cinque anni” – dice il vice-ministro Grigor Muradian – “le nostre prigioni saranno modernizzate e adeguate alle esigenze dei detenuti”.

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