Cesare Cantù
Peste della patria è il giornalismo che accetta le notizie senza vagliarle, quando pur non le inventa.
Joseph Pulitzer
Una stampa cinica e mercenaria, prima o poi, creerà un pubblico ignobile.
Il Governo israeliano alzerà la quota dei lavoratori edili palestinesi ai quali è permesso entrare in Israele nell’arco di poche settimane. Secondo la stampa locale, fino a 30.000 lavoratori sarà concesso l’ingresso, una misura presentata dalle autorità come un “intervento assistenziale” all’Autorità Nazionale Palestinese (ANP).
In luglio Tel Aviv ha destinato 180 milioni di shekel (45 milioni di dollari) all’ANP “alla luce della sua grave situazione finanziaria”.
I funzionari israeliani hanno detto al sito web di notizie Walla che il nuovo provvedimento, che segue l’aumento dello scorso mese di 5.000 operai edili palestinesi, “è anche nell’interesse della sicurezza di Israele”.
L’aumento della quota è stato discusso durante gli incontri tenuti dal maggior generale Eitan Dangot, coordinatore della Attività del Governo nei Territori, e da Amnon Ben Ami, a capo dell’Autorità della Popolazione e dei Confini (PIBA).
Alla base dell’atto vi è anche l’espulsione di quasi 1.000 immigrati stranieri provenienti dall’Africa, che ha portato ad una carenza di lavoratori edili in Israele. Negli ultimi mesi il ministro dell’Interno Eli Yishai ha applicato il piano Going Home, che prevede il rimpatrio di 50.000 immigrati africani; 1.000 originari del Sud Sudan e della Costa d’Avorio sono già stati deportati mentre altri 1.000 sono trattenuti nelle strutture PIBA.
Le autorità PIBA, responsabili dell’immigrazione clandestina, hanno dichiarato di “preferire” i lavoratori palestinesi a quelli di altri paesi, dal momento che hanno meno probabilità di stabilirsi in Israele.
Il Jerusalem Post riporta che il numero dei lavoratori palestinesi provenienti dalla Cisgiordania e occupati in Israele è aumentato da 77.000 nel primo trimestre a 80.000 nel secondo trimestre del 2012. Tuttavia, i dati dell’Ufficio Centrale di Statistica Palestinese indicano che solo 41.000 di loro hanno regolari permessi di ingresso.
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