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Turchia: dopo incidenti e morti torna la questione delle carceri

    di  .  Scritto  il  21 giugno 2012  alle  7:00.

Protestavano contro le condizioni di vita inumane e al di sotto degli standard legali, ma sono morti tra le fiamme degli incendi. E’ successo a 13 detenuti turchi nel carcere di Sanliurfa, nel sud della Turchia, da qualche giorno al centro di gravi contestazioni.

Progettato per ospitare al massimo 350 prigionieri, attualmente ne conta più di mille, ammassati in piccole celle dove per mancanza di spazio i detenuti dormono a turno.

La popolazione carceraria turca in questi ultimi dieci anni si è quasi raddoppiata, passando da 69,000 detenuti a 132,000, ma a questo aumento non è corrisposto un adeguamento delle condizioni degli istituti penitenziari, costruiti per accogliere al massimo 125,000 prigionieri, stando alle informazioni del Ministro della Giustizia Sadullah Ergin e pubblicate sul quotidiano Hurriyet Daily News.

Di questi, più di 36,400 sono ancora in attesa di giudizio, mentre 95,600 sono stati già condannati. A Sanliurfa, degli oltre mille ospiti solo duecento hanno già avuto una sentenza definitiva. Sul quotidiano Zaman la scrittrice Nicole Pope punta l’indice contro le politiche economiche e sociali del governo, responsabili di un’iniqua distribuzione della ricchezza e della mancanza di giustizia sociale.

Non a caso, l’OCSE classifica proprio la Turchia agli ultimi posti per l’inefficacia delle politiche sociali. L’altro grosso problema è la sommarietà dei processi durante i quali, nell’ansia di trovare un colpevole, spesso si portano avanti tesi inconsistenti se non addirittura bizzarre.

Come è accaduto a Mehemt Tahir Ilhan, per esempio, un portiere sordomuto e analfabeta accusato di sostenere il terrorismo perché trovato in possesso di mezzo limone, “utilizzato per mitigare gli effetti del gas al peperoncino”, è scritto nel capo d’accusa.

Lo  stesso gas che le forze dell’ordine hanno utilizzato per disperdere le famiglie dei detenuti che protestavano contro i morti di Sanliurfa.

Ma quelle dei detenuti non sono le uniche vite perse in Turchia. Nel solo mese di maggio 67 persone sono morte in incidenti sul posto di lavoro e questo – per la scrittrice – è un chiaro segnale dell’incapacità del governo di garantire la tutela della vita umana.

In risposta agli incendi di Sanliurfa le autorità hanno promesso di costruire altre 169 carceri, “ma il problema, a questo punto, non è più lo spazio ma i diritti fondamentali, che in Turchia non sono ancora adeguatamente protetti”.

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