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Londra 2012: Dow Chemical e altri sponsor, per Giochi olimpici non tanto etici

    di  .  Scritto  il  27 maggio 2012  alle  9:38.

Giunta sul suolo britannico, tra due mesi la Torcia olimpica accenderà la fiamma all’interno dello stadio di Stratford specialmente addobbato per l’occasione dalla la compagni statunitense Dow Chemical, uno dei principali sponsor dei Giochi 2012. Un involucro gigante, composto da 336 panelli alti 25 metri attorno all’impianto sportivo, per un costo di circa 8 milioni di euro, sarà il marchio di riconoscimento dello stadio. Sarà anche uno dei vari contributi dell’azienda chimica a queste olimpiadi londinesi: è la Dow chemical, ad esempio,a fornire l’erba sintetica per le gare di hockey. “Dow è tenacemente impegnata nello sviluppo sostenibile, nell’eccellenza scientifica – recitano i comunicati aziendali – per rispondere al meglio ai bisogni del mondo di oggi nella massima sicurezza”.

Sicurezza. La parola fa rabbrividire, dall’altra parte del pianeta, chi ha avuto a che fare da vicino con la Dow Chemical e con le sue attività. Durante la guerra del Vietnam, la Dow fu una delle aziende produttrici del famigerato Agent Orange (agente arancio), l’erbicida defogliante, altamente tossico, irrorato dalle forze statunitensi su migliaia di villaggi, causando malattie, tumori e difetti alla nascita sia nella popolazione vietnamita che nei veterani di guerra statunitensi.

Impegnato in una campagna di boicottaggio della Dow è anche il collettivo delle vittime di una delle più grandi tragedie industriali della storia, quella di Bhopal, nel centro dell’India. Là ancora, c’entra la Dow Chemical, che nel 2001 ha comprato l’azienda Union Carbide, titolare della fabbrica di pesticidi dalla quale, nella notte tra il 2 e il 3 dicembre 1984, in seguito ad anni di negligenze, si sprigionò una nube tossica che causò la morte immediata di circa 3500 persone e quella di altre migliaia nei giorni successivi. Decine di migliaia di persone soffrono tuttora di malattie o malformazioni e numerosi bambini sono nati con handicap in seguito all’avvelenamento delle madri, diventando una nuova generazione di vittime di Bhopal.

I responsabili statunitensi della Union Carbide non sono mai stati giudicati. Nel 1989, l’azienda patteggiò con il governo indiano il pagamento di 470 milioni di dollari. I sette dirigenti indiani della fabbrica di Bhopal furono inizialmente accusati di omicidio colposo ma nel 1996 la Corte suprema ridusse i capi d’accusa. Nel 2010 furono condannati per “negligenza” a una pena massima di due anni di carcere, suscitando sgomento tra le vittime e l’opinione pubblica indiana. I condannati, tutti anziani, sono stati liberati su cauzione.

Per i gruppi di sopravissuti e di assistenza ai malati di Bhopal, il coinvolgimento della Dow Chemical nei Giochi di Londra “macchia lo spirito del movimento olimpico, la sua Carta e il suo codice etico”.

Finora però, la coscienza etica del comitato organizzatore dei giochi sembra a posto. “Sappiamo che avvenimenti molto gravi si sono verificati alcuni anni fa, siamo solidali delle vittime, ma sappiamo anche che la vicenda è stata risolta attraverso vie legali, la Dow Chemical non può esserne tenuta responsabile oggi” hanno detto alcuni ufficiali, tra cui lo stesso Sebastian Coe, presidente del Comitato olimpico. Di fatto, la Dow non si è mai dichiarata responsabile di nulla

La petizione con 20.000 firme fatta recapitare al governo britannico, la minaccia della delegazione indiana di non partecipare all’inaugurazione, la mobilitazione di alcuni sportivi (Athlets against Dow Chemical), l’obiezione sollevata il parlamento a New Delhi da alcuni deputati, lo striscione posto di fronte allo stadio da pate di attivisti di Bhopal, non hanno fatto cambiare idea agli organizzatori della gara internazionale.

Chissà se Bhopal fosse stata una città inglese e migliaia di cittadini britannici, o statunitensi, fossero stati uccisi a causa delle negligenze di un’azienda indiana. Chissà se quell’azienda avrebbe potuto legare il suo nome e la sua fama a un evento della portata delle Olimpiadi.

(Tra gli altri sponsor ufficiali dei Giochi figurano la compagnia petrolifera inglese BP, responsabile della marea nera dell’aprile 2010 nel Golfo del Messico, e la multinazionale mineraria anglo-australiana Rio Tinto, al centro di accuse di gruppi ambientalisti per l’inquinamento atmosferico e acquifero causato nei siti di estrazione in Stati Uniti, Australia e Mongolia).

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