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Pakistan: riapertura rotte NATO, i beneficiari occulti

    di  .  Scritto  il  17 maggio 2012  alle  7:00.

I vertici ISAF (International Security Assistance Force) vogliono la riapertura delle rotte di approvvigionamento in Afghanistan, che il Pakistan aveva bloccato in novembre in rappresaglia ad un raid della NATO che aveva ucciso 24 soldati pakistani in una postazione di frontiera.

Le rotte in questione, che dal confine con l’Afghanistan conducono ai porti pakistani, in particolare Karachi, oltre ad essere di cruciale importanza per la guerra contro il terrorismo, lo saranno anche per il ritiro delle truppe e delle attrezzature USA -oltre 10.000 veicoli pesanti e materiale accumulato in 10 anni di guerra- previsto entro la fine del 2014. Quasi impraticabile, e troppo costoso, il percorso attraverso l’Asia Centrale e la Russia (la Northern Distribution Network) finora utilizzato per i trasporti leggeri di merci e scorte.

Il 12 aprile il parlamento pakistano aveva votato all’unanimità la nuova politica nelle relazioni con gli Stati Uniti. Tra i suoi punti cardine, “la fine immediata e incondizionata di attacchi droni” e le scuse ufficiali di Washington per i “condannabili” e “non provocati” fatti di novembre. I raid di droni continuano, quasi indisturbati. Ciononostante un accordo di base c’è, mancano solo le firme. Il Pakistan ha annunciato mercoledì di volere prendersi più tempo per il verdetto finale, che, se positivo, allenterà le tensioni tra Islamabad e Washington.

Per la rinnovata collaborazione, il Pakistan si aggiudicherà tariffe più generose e lo stanziamento di 1.3 miliardi di dollari a titolo di “fondi per il sostegno alla coalizione” contro il terrorismo. A livello macroeconomico, Islamabad ha un assoluto bisogno di aiuti, e questa somma è già stata inserita nel bilancio generale, secondo il Ministero delle Finanze.

Nel memorandum d’intesa, spiegano entrambe le parti, non sono però previste le scuse ufficiali richieste dal Governo del presidente Asif Ali Zardari. In più occasioni la Casa Bianca ha pensato alla soluzione delle pubbliche scuse. Ma gli attacchi del 16 aprile contro Logar, Nangarhar, Paktia e soprattutte Kabul, ad opera dei talebani legati al gruppo pakistano Haqqani, le hanno schiarito le idee.

Non sono solo Stati Uniti, NATO e Governo pakistano ad avere interessi nella riapertura delle rotte. In un articolo pubblicato mercoledì dal Washington Post, vengono illustrate le dinamiche del cosiddetto “mercato nero USA”, un giro d’affari che dipende dalle merci che i commercianti-trafficanti pakistani riescono a saccheggiare dai convogli militari occidentali.

Uno di questi è Baz Muhammad Afridi, che vende prodotti statunitensi in un bazar della periferia di Peshawar, noto come “mercato americano”. Per la carenza delle scorte aveva pensato di abbandonare questa attività, ma ora, con l’imminente firma dell’accordo, si dice certo di poter tornare agli antichi standard.

Tra gli articoli più gettonati, cibo, coltelli, computer, componenti elettronici, bandiere a stelle e strisce. Tutti provenienti dai convogli che percorrono le tratte dei rifornimenti. Tutti rubati. Sono soprattutto le pistole ad avere registrato un’impennata dei prezzi in seguito alla chiusura degli accessi all’Afghanistan.

Un altro beneficiario è l’Esercito pakistano, spesso chiamato Army Inc. per la sua partecipazione massiccia nel commercio regionale. I vertici militari pakistani controllano indirettamente il 30% dei contratti petroliferi della NATO, d’accordo con le associazioni dei trasportatori locali. I militari, che hanno avuto un ruolo chiave nel riavvicinamento con Washington, si rifiutano di commentare la quota percepita nelle attività di fornitura.

Tra gli altri beneficiari della riapertura delle rotte, continua il quotidiano statunitense, i militanti tribali della regione. Spesso chiedono denaro alle aziende che trasportano i carichi destinati in Afghanistan in cambio di protezione, quando non lanciano attacchi per impossessarsi di armi e munizioni. Ultimi, ma non meno importanti, polizia e autorità locali che a detta dei trasportatori intascano tangenti per il passaggio dei convogli “senza intoppi”.

Quando le rotte riapriranno, ed è probabilmente questione di giorni, tra le 8.000 e le 10.000 autocisterne torneranno sulle strade per l’Afghanistan. Affari d’oro per molti.

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