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Dall’informazione all’intrattenimento, così i Tg dimenticano le crisi umanitarie

    di  .  Scritto  il  16 maggio 2012  alle  7:00.

Quanto è valso il 2011 della Repubblica Democratica del Congo per il telegiornali italiani? In un anno, solo cinque notizie. Dieci volte soltanto si è parlato di Costa d’Avorio, solo 14 della pandemia dell’Hiv-Aids, nella maggior parte dei casi in relazione ai viaggi del Pontefice, mai per denunciare il taglio ai fondi per i programmi di lotta contro la malattia. Nulla a che vedere con i 413 servizi dedicati alle nozze di Willam e Kate e ai ‘cappellini reali’, o alle 92 volte in cui si è parlato della nostra influenza stagionale.

È la sconfortante realtà giornalistica presentata nell’VIII rapporto “Le crisi umanitarie dimenticate dai media” stilato dall’organizzazione Medici senza frontiere (Msf) in collaborazione con l’Osservatorio di Pavia.

Sotto la lente d’ingrandimento degli autori, lo spazio dedicato in un anno dalle edizioni serali ‘prime time’ dei telegiornali di Rai, Mediaset e La7, alle crisi individuate da Msf.

“Quarantuno notizie sulla peggiore siccità degli ultimi sessant’anni, nessuna sugli scontri in Congo, 413 su Willam e Kate (…) Questi dati confermano la progressiva trasformazione dei telegiornali da trasmissioni puramente informative a programmi con una rilevante funzione di intrattenimento” sottolinea nella prefazione del rapporto Giovanni De Mauro, direttore di ‘Internazionale’.

Per questa edizione, Msf ha voluto porre l’attenzione su come i media italiani hanno trattato il tema della migrazione a seguito delle rivolte in Tunisia, Egitto e Libia, e su due fronti di crisi: le crisi “sanitarie” (malnutrizione in Somalia, Hiv-Aids, malattie tropicali dimenticate) e le crisi “umanitarie” su cui i riflettori dei media italiani si sono accesi solo parzialmente (oltre ai casi già citati, il Bahrein, il Sudan e il Sud Sudan).

“Non ci siamo interrogati soltanto sulla quantità, ma anche sulla qualità delle notizie riportate dai nostri telegiornali, in particolare nella maniera in cui hanno raccontato la fuga delle persone che scappavano dalla guerra in Libia: quanto emerge è un uso ricorrente a un lessico epocale (emergenza immigrazione, emergenza mondiale, emergenza sbarchi) e bellico: invasione, in riferimento ai numerosi sbarchi, occupazione di Lampedusa, tregua, bombe, polveriere, micce, esplosioni” ha precisato Sergio Cecchini, Responsabile della Comunicazione di Msf, durante la conferenza stampa di presentazione del rapporto, ieri a Roma.

“Quanto al tempo di parola dato ai veri protagonisti di questa situazione di crisi, i migranti – ha aggiunto – occupa soltanto il 14% dello spazio offerto dai Tg, in confronto al 65% per esponenti politici, di governo e di amministrazioni locali”.

Tra le varie crisi in atto in questi primi mesi del 2012, Msf chiede di accendere i riflettori sulla condizione dei 160.000 rifugiati dal Mali in Burkina Faso, Mauritania e Niger.

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